VOCE
ROVIGO
07.02.2021 - 20:35
Tra le misure proposte la riqualificazione energetica degli edifici e il miglioramento della mobilità
Nel dicembre del 1952 Londra fu avvolta da una densa cappa di smog, una nebbia che, nei decenni precedenti aveva caratterizzato e città, e in quelli successivi ha continuato a contraddistinguerla. Ma, appunto, non si trattava di un semplice evento atmosferico quanto di inquinamento atmosferico dovuto alle emissioni incontrollate delle fabbriche miste al fumo delle centinaia di migliaia di fuochi domestici.
Lo smog è il termine coniato proprio per questo tipo di inquinamento che, negli anni, è stato “esportato” in tutto il mondo. Solo in quel dicembre, in pochi giorni, un recente studio ha calcolato che quella coltre di inquinamento, chiamata “Il grande smog”, causò la morte di 12mila londinesi e la malattia di almeno altri 100mila.
E’ diversa, certamente, l’attuale situazione del nostro territorio, quella Pianura Padana che, proprio come Londra, è tra i luoghi con il più alto inquinamento atmosferico in Italia. Una situazione certificata anche dal recente studio “Mal’aria 2021” realizzato da Legambiente, che ha monitorato la qualità dell’aria dei capoluoghi italiani.
Se guardiamo i capoluoghi italiani con la peggior qualità dell’aria, Rovigo è al quarto posto con 83 sforamenti annui (il massimo è 35) del limite di 50 microgrammi di polveri sottili per metro cubo d’aria, secondo la centralina di Largo Martiri. Il dato è ancor più allarmante se si guardano le province limitrofe al Polesine: Padova è al terzo posto con 84 sforamenti, Venezia al secondo con 88, Treviso appena sotto Rovigo con 80, Vicenza, Verona e Ferrara non troppo distanti rispettivamente con 75 il comune berico, 73 gli altri due. Al primo posto, peggior comune d’Italia, c’è Torino con 98 sforamenti. Insomma, con questi capoluoghi disegniamo parte della Pianura Padana, ma quel che è peggio anche quasi tutto il Veneto.
Se si guarda la mappa dell’Europa, si può notare come i “punti neri”, che segnalano le più alte concentrazioni di inquinamento in Europa, sono maggiori e ravvicinate proprio attorno alla Pianura Padana mentre Londra, è rimasta “isolata” nel suo smog, senza però “contagiare” le città vicine.
Cosa propone Legambiente per provare a ridurre lo smog che, solo nel 2020, ha causato il decesso di almeno 50mila persone in tutta Italia? Nel dossier “Mal d’aria 2021”sono diverse le misure che l’associazione ambientalista chiedere di mettere in atto, partendo dalla mobilità. Dal potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità condivisa alla decarbonizzazione delle città, dallo stop alla circolazione delle auto nei centri delle città allo stop degli incentivi per sostituire i mezzi più inquinanti con quelli nuovi, ma che comunque inquinano. In questo senso i fondi dovrebbero essere investiti, invece, nel trasporto pubblico e condiviso. E ancora spazio alla mobilità leggera (a piedi e in bici soprattutto) e il taglio dei biocarburanti liquidi dannosi, specie nei servizi pubblici. Tutto questo accompagnato da un miglioramento delle vie di comunicazione, prediligendo la realizzazione di quelle dedicate, appunto, a questo tipo di mobilità “leggera” o condivisa.
C’è quindi un’altra misura, relativa al riscaldamento domestico, che secondo Legambiente è tra le maggiori cause di emissioni di smog in atmosfera. In questo senso il recente “Bonus 110%” introdotto dal governo per il risparmio energetico. L’obiettivo è favorire l’abbandono delle caldaie a gasolio e a carbone da subito, e a metano nei prossimi anni. Nel 2023 le abitazioni in classe A non dovrebbero più prevedere combustione per cucine e riscaldamento, nel 2025 in tutte le case nuove e da ristrutturare. Infine dal 2023 il divieto dell’utilizzo di caminetti e stufe a pellet per il riscaldamento.
L’invito all’amministrazione comunale di Rovigo da parte di Legambiente è chiaro: “spingere” sul “Bonus 110%” per permettere a quante più famiglie e attività possibili di eseguire quegli interventi per il risparmio energetico e, dall’altra parte, promuovere la mobilità sostenibile, dal trasporto pubblico (sostituzione del parco mezzi con meno inquinanti) al privilegiare gli spostamenti in bici e a piedi.
E’ peraltro evidente che solamente queste misure rappresenterebbero solo parte di quanto è necessario compiere per un taglio deciso dell’inquinamento atmosferico. La strada maestra, infatti, è legata al contenimento delle emissioni di Co2 in atmosfera, accanto a quella dei consumi di energia che dovrebbe essere sempre più prodotta da fonti rinnovabili. E in un territorio come quello della Pianura Padana, è difficile pensare a eolico o idroelettrico, per la conformazione geografica, quanto più a fotovoltaico e biomasse, che potrebbero sicuramente garantire risultati immediati in termini di resa.
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