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IL CASO

Ucciso col machete, l'accusata risponderà

L’avvocato Passadore: “Abbiamo presentato anche istanza di riesame per i domiciliari”

Ucciso col machete, l'accusata risponderà

E’ stata presentata istanza di riesame al Tribunale del riesame per una riduzione della misura cautelare in carcere di Annalisa Guarnieri, 26enne di Ceregnano, accusata insieme al fidanzato 17enne della morte di Edis Cavazza, 45enne padre di quest’ultimo.

L’accusa è quella di omicidio premeditato, per il quale sono stati convalidati i fermi a entrambi, dopo la cattura verso le 22.30 di giovedì 4 febbraio, successivo alla morte del 45enne avvenuta al cosiddetto “Campo nomadi” di viale Risorgimento, a Sant'Apollinare.

L’avvocato Sandra Passadore, che difende Annalisa Guarnieri, ha depositato l’istanza e chiesto che la sua assistita possa essere interrogata dal pubblico ministero per raccontare quanto accaduto.

“Nell’istanza c’è la richiesta di una riduzione della misura cautelare sostenuta dal fatto che non si possa parlare di premeditazione in virtù di una ricostruzione limpida fatta dalla Guarnieri, ricostruzione che racconterà al pubblico ministero” ha spiegato l’avvocato Passadore. “Per questo motivo renderà l’interrogatorio al pubblico ministero esponendosi a ogni domanda della parte inquirente - prosegue - la Guarnieri si è trovata in una situazione imprevista e imprevedibile nella quale l’ipotesi di depistaggio è inverosimile, visto che a ridosso dell’arresto ha dimostrato piena collaborazione, fornendo i particolari del luogo dove gettarono la lama, e precisando che la stessa aveva colpito qualcosa di metallico, confermato dal rumore avvertito mentre passavano in auto”.

“Inoltre non è credibile che si stessero sottraendo all’arresto con la fuga, visto che andarono in un luogo a pochi metri da dove si è consumata la tragedia, della quale lei è stata informata solo successivamente, al telefono” spiega Passadore. “Per questo ritengo che ci siano i presupposti per rivedere la custodia in carcere nel riesame - aggiunge - e che Annalisa possa trascorrere l’attesa del processo in una situazione non detentiva, ma a domicilio. Peraltro il pm ha dato disponibilità a sentirla direttamente in carcere, senza l’imbarazzo del collegamento online. L’interrogatorio si terrà venerdì prossimo a Verona”.

L’avvocato Passadore, infine, osserva come la ricostruzione fornita da Guarnieri sia in linea con quella che il 17enne fidanzato ha reso al Gip in sede di interrogatorio di garanzia, pur se i due fossero isolati l’uno dall’altra. “Questo esclude ogni sua responsabilità - conclude Passadore - nel senso che Guarnieri non aveva immaginato che nella colluttazione l’uomo potesse essere morto, tanto che lo aveva visto allontanarsi dal luogo dello scontro verso la propria abitazione, mentre se ne andavano in auto. La portata del colpo inferto all’uomo verrà accertata dall’autopsia”.

Dalla prima ricostruzione degli inquirenti, Edis Cavazza sarebbe stato ucciso da un colpo di machete all’altezza della clavicola, dato dal figlio di 17 anni.

La Procura, nella persona del sostituto Maria Giulia Rizzo, che coordina gli accertamenti della squadra mobile, guidata dal commissario capo Gianluca Gentiluomo, ipotizza però un ruolo attivo anche per la 26enne, Annalisa Guarnieri, che da circa quattro mesi conviveva con il 17enne in una delle roulotte del campo. La giovane, secondo questa tesi, avrebbe procurato il machete usato per l’aggressione mortale, avrebbe rafforzato la determinazione del ragazzo ad agire e, nel corso dell’aggressione, a propria volta impugnando un machete, avrebbe tenuto sotto scacco e minaccia i familiari del 45enne, per evitare intromissioni.

Dopo l’uccisione, la coppia sarebbe poi fuggita in auto, verso Ceregnano, venendo arrestata poco dopo, però. Recuperato, nella roulotte della coppia, uno dei due machete, pare quello usato solo a scopo di minaccia, mentre quello utilizzato per colpire è stato rinvenuto pochi giorni dopo da un runner lungo l’argine del Canalbianco, proprio dove la coppia aveva dichiarato agli inquirenti.

Entrambi i giovani, sottoposti a fermo nella serata di giovedì 4 febbraio, hanno poi già sostenuto l’udienza di convalida ed è stata confermata la custodia in carcere. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale dei minori per il 17enne e da quello del Tribunale ordinario per la 26enne.

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