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CORONAVIRUS

I dati sulla mortalità non mentono: è pesante l'impatto della pandemia

Un fenomeno che aumenta al crescere dell’età e che ha colpito soprattutto gli uomini

I dati sulla mortalità non mentono: è pesante l'impatto della pandemia

Quasi centomila morti in Italia, ormai 10mila in Veneto, più di 430 in Polesine. Sono i numeri delle vittime del coronavirus, quando l’emergenza ha ormai compiuto un anno. La pandemia ha causato moltissimi lutti, anche nel nostro territorio. E a confermarlo, è anche il quinto Rapporto sulla mortalità in Italia nel 2020, prodotto congiuntamente dall’Istituto nazionale di statistica e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Dai dati, emerge che nel Veneto, tra marzo e maggio del 2020, il numero di morti è aumentato di quasi un quinto (il 19,4%) rispetto alla media calcolata sullo stesso periodo dei cinque anni precedenti. Ma a fare ancora più male è stata la seconda ondata del virus: da ottobre alla fine dell’anno, il numero dei decessi nella nostra regione è cresciuto addirittura del 44,4% rispetto alla media storica. Una strage.

E dire che la provincia di Rovigo è quella che ha risentito di meno di questo fenomeno. Lo confermano i numeri: in Polesine la mortalità complessiva nel 2020 è cresciuta “soltanto” dell’11% rispetto al 2019. Lo stesso dato si è registrato a Padova, mentre Belluno ha dovuto fare i conti con un aumento del 12%, Treviso del 16%, Venezia del 17%, Vicenza del 19% e Verona addirittura del 24%.

Nel dettaglio, a marzo dello scorso anno i decessi nella nostra provincia sono aumentati del 24% rispetto alla media storica, mentre ad aprile l’aumento era stato del 15%. Numeri decisamente più bassi rispetto alle altre province venete. Qualche esempio? Verona ha fatto registrare un aumento del 33% della mortalità a marzo e del 53% ad aprile; a Treviso aumenti, rispettivamente, del 31% e del 29% nei due mesi; Venezia del 20% e del 28%; Padova del 13% e del 21%.

Uno scostamento ancora più evidente durante la cosiddetta seconda ondata.

E se nei mesi intermedi la mortalità, a tratti, si è addirittura contratta rispetto alla media storica (-3%, in Polesine, a maggio, e -6% a luglio), a settembre il numero di morti è aumentato del 4%, a ottobre dell’11%, a novembre del 22% e a dicembre, il mese più nero, addirittura del 49%. Insomma, per ogni due morti di dicembre 2019, a dicembre dello scorso anno ce ne sono stati tre.

Almeno in Polesine. A Verona, invece, nello stesso mese, i decessi sono addirittura raddoppiati rispetto all’anno prima (+101%), a Vicenza sono aumentati dell’82%, a Treviso del 76%, a Venezia del 64%, a Belluno del 63% e a Padova del 53%.

Secondo il report, l’eccesso di mortalità osservato nel 2020 - a livello medio nazionale - aumenta al crescere dell’età ed è più accentuato negli uomini rispetto alle donne. Considerando la classe di età con 80 anni e più, si passa da una flessione della mortalità del 3,5% del periodo gennaio-febbraio a un aumento di circa il 40% nelle due ondate epidemiche. Per le donne della stessa classe di età la variazione dei decessi, rispetto alla media 2015-2019, va dal -7,4% del bimestre gennaio-febbraio ad un incremento del 33% circa nelle due ondate.

Per quanto riguarda la classe di età 0-49 anni, considerando l’intero anno 2020, i decessi totali sono inferiori a quelli medi degli anni 2015-2019 dell’8,5%.

E non è finita: gli effetti della seconda ondata epidemica sulla mortalità proseguono nel 2021. Per il mese di gennaio si stimano, a livello nazionale, 2mila decessi in in più rispetto alla media storica. Un eccesso concentrato soprattutto tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

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