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il vescovo tessarollo

“Siamo in una fornace. Ma ne possiamo uscire”

Il religioso invita “ad avere fede per vincere la prova della pandemia”.

“Siamo in una fornace. Ma ne possiamo uscire”

“Da un anno in una fornace ardente". E’ l’immagine usata dal vescovo del delta Adriano Tessarollo nel lanciare il suo messaggio pasquale.

“E’ da oltre un anno - dice - che ci sembra di vivere, per usare una immagine del profeta Daniele, come in una ‘fornace ardente’. E’ una situazione che ha creato morte, sospensione di tante attività umane, culturali e lavorative, limitazione di rapporti personali anche tra familiari, amici e parenti. Bambini e studenti sono stati privati di libertà di associazione, di godere degli spazi ricreativi in compagnia dei loro amici. Ne hanno sofferto giovani, adulti e anziani a causa del notevole ridimensionamento delle manifestazioni sociali e religiose. Di fronte a tale situazione si sono avute le reazioni più diverse”.

Tessarollo si sofferma si sofferma sulla valutazione ‘di fede’ di questa pandemia “che ancora ci sta mettendo alla prova. In molti, a partire da Papa Francesco, abbiamo pregato per essere presto liberati da questo ‘flagello’. Un’antica litanìa invocava: ‘A peste, fame et bello, libera nos Domine (dalla pandemia, dalla carestia e dalla guerra, liberaci Signore)’. Ne siamo e ne saremo liberati? Certo, lo speriamo tutti, contando sulle attenzioni preventive e sui vaccini. Solo ed esclusivamente? In un salmo leggiamo: ‘Gli uni confidano nei carri, gli altri nei cavalli; ma noi invocheremo il nome del Signore, del nostro Dio’. Dunque sulle risorse umane, ma non solo”.

Il vescovo ricorda che “Sempre nel libro di Daniele i tre giovani, in procinto di essere gettati nella fornace ardente, affermano con forza: ‘sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse…’. Ecco la loro salda fede, come affidamento totale al Signore, senza pretendere l’intervento di Dio secondo l’esclusivo modo di intenderlo. Questo loro atteggiamento ci spinge a valutare quali e quanti aiuti abbiamo avuto in questo tempo, aiuti di vario genere, anche morali e spirituali, con i quali abbiamo affrontato la pandemia, che poteva anche andare molto peggio. Abbiamo conservato la fede? L’abbiamo indebolita, perduta, rinforzata o ritrovata? Nella nuova traduzione del ‘Padre nostro’ così preghiamo: ‘Non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male’ Quando le prove diventano tentazioni? Quando rischiamo, sotto il loro peso, di perdere la fede in Dio che libera dal male, specie dal male assoluto che è la perdita della fiducia in Lui e nelle sue promesse di sostegno nel tempo presente e di salvezza definitiva oltre la morte. Liberaci Signore da questi mali”.

Il vescovo del delta invita: “Ma ora guardiamo avanti. Faccio ricorso ad un’altra immagine biblica, ispirato da quanto vedo dal mio studio: un meraviglioso ciliegio giapponese pienamente in fiore in questi giorni. Nel libro del profeta Geremia leggiamo questo dialogo tra Dio e il profeta: ‘Mi fu rivolta questa parola del Signore: ‘Che cosa vedi, Geremia?’. Risposi: Vedo un ramo di mandorlo’. Il Signore soggiunse: ‘Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla’. La radice della parola ‘mandorlo’ è la stessa del verbo ‘vigilare’. Non dimentichiamo mai che Dio vigila sulla nostra vita per il nostro bene, per la nostra salvezza. Talvolta il suo intervento, come nel caso del profeta Geremia, è intervento di correzione, in vista del bene del suo popolo”.

Ecco il duplice messaggio e augurio. “Ci auguriamo di non aver vissuto questa esperienza invano, come ricorda spesso papa Francesco. Diventi una lezione che ci migliora nel rispetto della natura, nella sobrietà di vita, nella solidarietà, nella fratellanza umana e nella comprensione piena del senso presente e ultimo della vita, come insegna la Pasqua di Cristo. E il secondo augurio è che, come annuncia il ciliegio in fiore, anche le nostre vite possano presto tornare a ‘rifiorire’, liberati dalla pandemia, dalle sue paure e restrizioni, certi che il Signore nostro Dio sarà sempre il nostro liberatore, come si è manifestato liberatore per il suo Figlio morto e risorto ‘per noi uomini e per la nostra salvezza’”.

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