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L’INTERVISTA

Toffanin: “Ci vuole liquidità, aprire al debito”

A contatto con il mondo economico: “E’ un grido d’aiuto veramente incredibile”.

Toffanin: “Ci vuole liquidità, aprire al debito”

17/04/2021 - 20:14

Il disagio sociale sta montando, e il protrarsi di questa crisi sta mettendo a dura prova soprattutto alcuni settori dell’economia italiana. A Roma la tensione è palpabile e Roberta Toffanin, senatrice di Fi eletta anche dal Polesine e relatore per la maggioranza in Parlamento del decreto Sostegni (si occuperà di raccogliere gli emendamenti al decreto dei gruppi parlamentari e di relazionarsi con il Governo), è consapevole che gli 11,2 miliardi per le imprese per i contributi a fondo perduto non bastano. “Se consideriamo che questa nuova ondata della pandemia si sta prolungando e che le vaccinazioni hanno subìto rallentamenti, è chiaro che gli italiani sono esasperati”.

Quali prospettive può dare un politico di maggioranza in questa fase?

“Intanto già con il decreto sostegni il Governo ha cambiato passo ed ora stiamo cercando con gli emendamenti di intervenire sui costi fissi, come tari, tosap e cosap (sgravi oltre il 30 giugno), Imu e credito di imposta per le locazioni commerciali, niente canone Rai per i locali che sono rimasti chiusi. Lo abbiamo già chiesto con il Sostegni 1 e speriamo venga inserito, mentre con il Sostegni bis, vogliamo capire se si parlerà più di redditività che di fatturato delle aziende. Con criteri più realistici. Si comincia tuttavia a respirare aria nuova, c’è qualche spiraglio rispetto a tutte le chiusure che ci sono state finora e sono un bene le riapertura a partire dal 26 aprile. Qualcosa di più lo vorremmo anche noi, ma già c’è la possibilità di fare eventi e spettacoli all’aperto, mostre eccetera. Si aprirà a comparti”.

Per i ristoratori e i pubblici esercizi non è esattamente l’apertura che ci si aspettava, con la differenza tra dehors e locali al chiuso e il coprifuoco delle 22.

“Stiamo parlando di un settore che ha già perso molti posti di lavoro con perdite pari a 37 miliardi. Oltre un mese di chiusure ancora è un tempo lunghissimo. A livello personale dico che con molte attenzioni e seguendo protocolli stretti, ovvero con qualche regola in più si poteva ricominciare ad aprire tutto. Certo è che ci vuole molta prudenza. Bisogna avere senso di responsabilità per evitare di cadere in un’altra ondata. Mi spiace per i locali che non hanno la possibilità di aprire all’esterno. Ma intanto cominciamo”.

In qualità di relatore al decreto Sostegni avrà anche raccolto le istanze esterne. Che cosa chiedono?

“C’è un grido d’aiuto veramente incredibile. Tutto il mondo delle associazioni di categoria, delle imprese, dei lavoratori dipendenti e autonomi, della cultura, della scuola, della sanità, del volontariato e dell’associazionismo ha bisogno di essere ascoltato. Tutti stanno vivendo criticità dovute alla pandemia e noi abbiamo il compito di capire gli spazi di manovra in Parlamento per intervenire sul decreto”. Di recente è stata nominata anche responsabile del dipartimento lavoro per il partito. “Sì, è una nomina che mi dà la possibilità di esprimere la linea politica del partito in un ambito che è fondamentale per la ripartenza del Paese e un ambito che sta vivendo un momento drammatico”.

Cosa chiedono le imprese?

“C’è bisogno di una grande liquidità. Il contributo a fondo perduto dà una mano, ma non è efficace. Ecco che il vice ministro al Mise, Gilberto Pichetto Fratin punta molto sulla possibilità alle imprese di poter contrarre debiti con un nuovo fondo di garanzia attraverso un mutuo trentennale. Una volta ripartita l’economia può essere restituito con tranquillità e non con l’assillo. Questa misura avrà un effetto moltiplicatore. Dieci miliardi ne possono fare circolare 10 volte tanti”.

Recovery fund. E’ richiesta una riforma della Pubblica Amministrazione. Su questo Brunetta e il suo ministero sono pronti?

”Le riforme fanno parte del Recovery plan, quella della Pa, quella fiscale, tributaria, della giustizia, sono conditio sine qua non per avviare il nostro piano. Se non vi fossero, questi investimenti sarebbero sterili. La riforma della Pa è essenziale e i costi della burocrazia ci rallentano. Ad esempio con l’ecobonus al 110% volano importante e moltiplicatore per l’edilizia: i 20 miliardi stanziati nel recovery plan per l’ecobonus rischieranno di non essere spesi se non si prorogherà almeno al 2023 e non si semplificheranno alcune procedure. Per espletare l’accesso agli atti in comune anche nel nostro Nord è un problema (e a Rovigo ne sappiamo qualcosa ndr). In questi giorni il Governo apre ad una semplificazione, proponendo l’eliminazione della doppia asseverazione. Queste riforme ce le chiede l’Europa”.

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