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LA STORIA

“Il mio canto libero, umiliato”

La testimonianza di Sabrina Scarpati, cantante e insegnante di canto. “Chi lavora a progetto non ha nemmeno avuto un incentivo. Siamo stati dimenticati”

“Il mio canto libero, umiliato”

Sabrina Scarpati

28/04/2021 - 22:07

Rovigo città vocata alla musica, in un anno, che sembrano due, ha perso i concerti, la lirica, l’intrattenimento, lo spettacolo e la cultura. Non che il capoluogo - che pure vanta un conservatorio statale, il Venezze - pullulasse di eventi, di jam session e di note per le strade e per le piazze, ma il silenzio che ci ha imposto il Covid è assordante, e pesa sugli artisti. Dimenticati da tutti, anche dalla gente.

“Quando dico che non lavoro - racconta Sabrina Scarpati, cantante e insegnante di canto da 20 anni - mi battono la mano sulla spalla. Il mio lavoro non viene considerato tale. Come se me la fossi cercata, insomma, come se dietro la mia passione non ci fosse impegno e lavoro”. Visto, poi, che sigla contratti a progetto, l’artista rodigina, insegnante all’Accademia musicale Venezze e alla Pro music school, non ha nemmeno ricevuto contributi statali.

“L’anno scorso abbiamo fatto tre date ad agosto, ad Albarella e al Lido di Spina, poi niente. E anche quest’anno brancoliamo nel buio non si fanno programmazioni per l’estate vista la situazione incerta”.

Autrice, lo scorso anno, di un video molto apprezzato in città, una cover di Lucio Battisti, de “Il mio canto libero”, insieme ad altre cantanti rodigine, Sabrina ripensa a quel momento riflettendo su quanto tutto sia cambiato da allora: “La gente aveva tanta voglia di uscire di riprendersi in mano la vita. Eravamo tutti meno stanchi, era una cosa nuova e l’abbiamo affrontata. Quest’anno è stato più duro è tutto più complesso”.

Il capitolo incentivi... dimenticato. “Alcuni colleghi che hanno partita Iva hanno avuto incentivi, ma molti nella nostra situazione stanno facendo fatica. Siamo stati una categoria esclusa dagli aiuti. Le riaperture ci farebbero respirare. Il problema è a monte: impossibile aprire se non c’è pubblico. Non si pagano nemmeno i costi dei service, luci e palco”.

“Durante il primo lockdown sono stata un’esplosione di idee e creatività. Abbiamo fatto un saggio online, creato video, ho collaborato a dischi e inciso anche online. C’era voglia di continuare a fare il nostro lavoro. ora personalmente vivo momenti di stanca, la testa si è fermata. Ho parlato di attese in un post su Facebook, ma per dire a me stessa, ‘dai, Sabri’, fatti venire in mente qualcosa”. Cosa l’arricchisce? “Lo scambio con gli altri, il viaggio. Mi manca vedere posti nuovi, sentire odori, suoni diversi, imparare anche nella musica, cose diverse”.

Le amministrazioni comunali, il territorio, potrebbero fare di più per il mondo della cultura e dello spettacolo? “Sono sempre stata lontana dalla politica e dalla burocrazia - ammette Scarpati - forse sbagliando. Ho sempre lavorato per il privato. Certo è che la città di Rovigo avrebbe da offrire tantissimo a livello musicale, mancano gli stimoli da parte del Comune per aiutarci a entrare in sintonia con loro. Se ci fosse questo richiamo, noi troveremmo la voglia di collaborare. Ci piacerebbe quando si potrà unire le forze e cantare in piazza. Sarebbe il nostro primo maggio”.

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