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L’intervista

“Un tassello della nostra memoria”

Per Elisabetta Sgarbi ripubblicare “Cronache dell’alluvione” (in omaggio sabato con La Voce) “era doveroso”.

“Un tassello della nostra memoria”

09/11/2021 - 19:47

In attesa di averla ospite a Rovigo per presentare di persona la riedizione delle opere di Gian Antonio Cibotto, Elisabetta Sgarbi, direttore generale e direttore editoriale della Nave di Teseo, ha accettato di parlare del suo rapporto con il Polesine, con lo stesso Cibotto e di quel “Cronache dell’alluvione” che sabato 13 novembre verrà dato in omaggio ai lettori della Voce.

Dottoressa Sgarbi, grazie alla preziosa collaborazione con La Nave di Teseo, in occasione del 70esimo anniversario dell’alluvione del Polesine la Voce regalerà a tutti i suoi lettori il libro “Cronache dell’alluvione” di Gian Antonio Cibotto. Un libro prezioso per chi vive in questa terra fra due fiumi… Lei ha conosciuto bene Cibotto, ci racconta chi era in realtà questo scrittore che rischia di venire dimenticato pur avendo prodotto libri di assoluto valore?

“Vede non è Cibotto che rischia nell’essere dimenticato, ma noi che rischiamo, dimenticando Cibotto, come ogni volta che dimentichiamo un tassello fondante della nostra memoria. Cibotto ha fatto molto per il Polesine, ma non solo per il Polesine. Per la Letteratura. Dimenticarlo, sarebbe un danno inflitto a noi stessi, come perdere una parte di noi. Cibotto era uno scrittore, è uno scrittore. Come scrittore, ‘si prestava’ al giornalismo. Come scrittore scovava talenti nuovi, come Giancarlo Marinelli. Come scrittore raccontava il Polesine, la sua magia e le sue tragedie. Come scrittore aveva fondato il Premio Campiello e il Premio Estense, e innumerevoli altri premi. Dico scrittore, perché non ci sono tanti scrittori, non ne nascono molti. Sono una rarità. Cibotto lo è”.

Per un’importante casa editrice come La Nave di Teseo che senso ha, oggi, ripubblicare le opere di uno scrittore come Cibotto?

“Quando la Nave di Teseo nacque scrissi una sorta di decalogo. Tra i diversi punti ce ne era uno: ‘Dare futuro al passato’. Il passato nell’arte, se è arte, è un eterno presente. A noi - che invece passiamo - resta il compito di continuare a dare vita agli scrittori. Lo stiamo facendo con grandi scrittori, italiani e stranieri: Giovanni Comisso, Giorgio Scerbanenco, Giacomo Debenedetti, Fosco Maraini, Chinua Achebe, e ovviamente Cibotto. In questo anniversario dell’alluvione del Polesine”.

Come quotidiano abbiamo deciso di regalare ai nostri lettori un libro, e non un libro qualunque, per ricordare un avvenimento lontano nel tempo ma ancora vivo nella memoria. Ha un senso, oggi, portare un libro, un pezzo di storia della propria terra, nelle case di chi è perso fra mille distrazioni?

“Direi che è doveroso farlo. Per senso di responsabilità, ma anche ripeto, per interesse personale. Non esaltare Cibotto, per Rovigo, è autolesionista. E non voglio tornare sulla brutta vicenda della biblioteca di Cibotto. Nell’edizione per la libreria, ci sono i testi miei, di Vittorio Sgarbi, di Gian Antonio Stella”.

La sua famiglia viveva a Ro Ferrarese, subito di là del Po, ma era di origine polesana, di Stienta: terre in cui, almeno fino a qualche generazione fa, le storie dell’alluvione facevano parte della crescita dei ragazzi. Lei che ricordi ha?

“Nostro padre Nino è nato a Badia Polesine, ed è vissuto a Stienta con la sua famiglia. Suo padre, nostro nonno, ha illuminato con il suo mulino, il paese. L’alluvione del ‘51 lo ha sorpreso non a Stienta, però. Ma a Ro, dove si era trasferito con la Rina, già in attesa di Vittorio. La sua famiglia, sua madre e le sue sorelle erano a Stienta. Nella mia introduzione racconto questa avventurosa e commovente vicenda”.

Dopo 70 anni il Polesine si sta scrollando di dosso la nomea - o la cattiva fama che dir si voglia - di essere una “terra di alluvionati”. Lei come descriverebbe questa terra in cui ha ambientato alcune delle sue opere cinematografiche?

“E’ la terra delle origini. Non della mia, della sua, di Cibotto. Ha la poesia di qualcosa di originario, in cui l’acqua lotta con la terra per esistere. E gli uomini vivono su questo campo di battaglia. Rovigo è la città delle Rose (così è nominata nel canto 3 dell’Orlando Furioso). Il simbolo della mia Milanesiana è una Rosa che fiorisce e continua a fiorire. E’ fiorita oggi Rovigo con questo omaggio al suo grande scrittore Gian Antonio Cibotto”.

Per parafrasare Cibotto, il Delta del Po esiste? E lei lo ha visto?

“L’ho visto, lo amo, e le assicuro che non esiste”.

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