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CA' MOROSINI

Torturano il gatto e gli sparano, caccia alle bestie

"Mettiamo fine a queste torture!", il grido di dolore di Claudia

Torturano il gatto e gli sparano, caccia alle bestie

17/11/2021 - 16:22

La crudeltà dell'uomo non ha mai fine. Dopo averlo seviziato e torturato a lungo, picchiandolo con violenza, ignoti hanno esploso sette proiettili ritrovati nel corpicino minuto di un gatto randagio che era solito girare in via Orti, a Ca' Morosini. Qui aveva trovato un luogo sicuro, la taverna di Claudia Boscolo, che si prendeva cura di lui dandogli da mangiare da ormai quasi un anno. 

Il gatto nero di piccola taglia aveva all'incirca due anni. Era uno spirito libero, molto curioso e amava girovagare ma tornava sempre alla base. Quella sera però, venerdì 22 ottobre, nonostante fosse riuscito a rincasare, non stava per niente bene. 

Claudia rientrata dal lavoro, dopo aver udito dei miagolii di lamento, si è accorta delle condizioni in cui si trovava il gattino: le ferite sul musetto e le botte che gli impedivano di aprire gli occhi, il respiro affannoso e il suo non reagire ai richiami o al cibo che Claudia aveva con sé per attirarlo. Poi, la scoperta scioccante del veterinario, al quale la donna subito si è rivolta in cerca di aiuto: conficcati nel suo piccolo corpo c'erano addirittura sette proiettili, come dimostravano le radiografie eseguite.  

L'unica soluzione del veterinario - a fronte comunque di un quadro davvero disperato - era un'operazione d'emergenza per togliere i proiettili dal corpo del micetto, che però in realtà soffriva di altre patologie: dopo un esame del sangue si è scoperto essere anemico e aveva la leucemia. Non c'è stato nulla da fare per lo sfortunato gatto e a malincuore la decisione di sopprimerlo per mettere fine alle sue sofferenze. Ma il gatto, ad oggi, sarebbe ancora vivo se qualcuno non gli avesse sparato. O non l'avesse torturato. Perché l'interrogativo se lo sono posto tutti: come si fa a sparare sette colpi ad un gatto? Solo bloccandolo in qualche modo atroce. E così non va. 

Erano sette i proiettili, esattamente come le sette vite del gatto di cui narra la leggenda. Lui era un gattino nero. Che fosse superstizione, che fosse un atto sadico, decisamente qualcosa che questo piccolo animale non si meritava. Perciò ci uniamo al grido di Claudia, e di tutte quelle persone - padroni o meno - che hanno visto i loro animali torturati, avvelenati o uccisi solo per un capriccio umano. Questo incubo deve finire. 

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