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CONFESERCENTI

"Polesine, credici: è l'anno della ripresa!"

Il direttore Franceschi: “In arrivo fondi europei e Pnrr, bisogna cogliere l’occasione. Per turismo e cultura, ad esempio”

"Saldi spostati al 1° agosto: un bene"

12/01/2022 - 10:02

Sono trascorsi due anni dalla fusione delle due realtà di Confesercenti Venezia e Rovigo e in questi due anni è cambiato il mondo, sono saltati progetti, eventi, è cambiato il modo di fare commercio, di sopravvivere come azienda prima ancora che di crescere e svilupparsi.

Il direttore di Confesercenti, Maurizio Franceschi fa un bilancio di questi due anni e racconta le sfide del prossimo anno puntando sulla “riqualificazione delle città, dei centri storici, insieme a tutte le istituzioni”.

Direttore, intanto alla luce della fusione avvenuta poco prima della pandemia, cosa ci può dire di questa scelta?

“La scelta che abbiamo fatto come associazione oramai diversi anni fa, è stata lungimirante, tenuto conto che sempre più c’è la necessità nel mondo della rappresentanza, pur nel rispetto della rappresentanza e della presenza territoriale, di fare squadra. D’altra parte le associazioni sono chiamate sempre di più a dare servizi qualificati alle imprese e competenze e professionalità strutturate, che a volte la dimensione provinciale non riesce a dare. Siamo stati lungimiranti perché Venezia-Rovigo coincide con la dimensione geografica della Camera di Commercio attuale. Questo significa avere interpretato in modo intelligente i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo della rappresentanza e dare risposte adeguate qualificate e di qualità”.

A proposito di rappresentanza. Quali sono le questioni che più vi vedranno impegnati nel 2022 ai tavoli territoriali e nazionali?

“Anche qui, dobbiamo passare da una rappresentanza settoriale che si esprime su alcuni argomenti, a una rappresentanza sempre più trasversale delle imprese del territorio. Oggi la competitività di un’impresa è legata alla competitività di un intero territorio in cui insistono infrastrutture materiali e immateriali, che consentono al territorio di essere competitivo. Ci sono ingenti risorse che arriveranno dai Fondi europei e dal Pnrr, che serviranno ai nostri territori per diventare più competitivi, bisogna capire dove dirottare questi fondi. Poi c’è un capitolo più importante senza il quale le risorse non arriveranno, che è quello delle riforme, della giustizia, fiscale, della pubblica amministrazione”.

Il Polesine non rischia, come è avvenuto in passato, di rimanere indietro, o è cambiato qualcosa?

“Rovigo deve recuperare un gap, ci vuole un focus particolare e un’attenzione particolare per questo territorio, che necessita una maggiore attenzione proprio perché c’è un pregresso da recuperare. Tutto quello che sta succedendo a livello nazionale ed europeo e le risorse che verranno destinate alle imprese che decidono di investire, parlo della Zls ad esempio, ci fanno pensare che questo gap di Rovigo possa essere ridotto. Vedo potenzialità in Rovigo”.

Ecco, quali potenzialità ha la provincia?

“Partiamo dal turismo nel Delta del Po, che può emergere e che mai è stato sviluppato abbastanza. Gli interventi sono sempre stati sporadici e non hanno mai prodotto quel risultato che ci si aspettava. Sappiamo che su turismo e cultura arriveranno molte risorse dall’Europa, attraverso fondi o Pnrr. Dunque un’attenzione particolare si deve rivolgere verso questo mondo. Assieme a questo c’è da lavorare sulla rigenerazione urbana dei nostri centri urbani più significativi, come Rovigo e Adria, centri storici che hanno perso negli anni una loro competitività, schiacciati dalla presenza della gdo, del commercio elettronico e poi dalla pandemia. Bisogna riscoprire i centri e favorire un nuovo rinascimento delle nostre città con un’offerta culturale e di commercio che vanno insieme. Nei centri si possono inserire nuove attività non solo commerciali, ma anche start up ricreative”.

Ci provano i Distretti del Commercio, ma non sembra, almeno a Rovigo, che abbiano avuto molto successo...

“I distretti del Commercio hanno avuto il pregio di introdurre un metodo di lavoro dove tutte le parti sociali interessate si sono sedute attorno a un tavolo. Ora indipendentemente dai finanziamenti regionali, si può continuare con questa capacità di collaborare all’interno di un tavolo indipendentemente dai finanziamenti regionali dei distretti del commercio e con risorse ingenti che, ricordo, bisognerà spendere. C’è bisogno di tutti per spendere bene queste risorse. Questi tavoli, già attivati e legati ai Distretti del commercio, potranno essere utili in futuro. In sostanza non dobbiamo perdere la metodologia e la intercategorialità dei tavoli”.

Già, ma il rischio è che la “base” ovvero le imprese, che nel caso dei Distretti del commercio erano i commercianti, rimangano insoddisfatti dei risultati di questi tavoli...

“Bisogna che tutti capiscano, commercianti compresi, che in un anno, un anno e mezzo, è cambiato il mondo. Bisogna cavalcare questi cambiamenti e io trovo che l’unico modo sia dialogare tra tutte le parti e trovare insieme progetti e soluzioni”.

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