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QUIRINALE

“Berlusconi? La Lega non lo voterà”

Emanuela Munerato: “Votai Napolitano nonostante tutto, non Mattarella. Ma è stato un bravo presidente”

“Berlusconi? La Lega non lo voterà”

14/01/2022 - 10:20

Sotto al catafalco ci è passata, complessivamente, dieci volte. Sei nel 2013, già con una legislatura alle spalle, l’ultima delle quali per votare, “nonostante tutto”, Giorgio Napolitano; altre quattro un anno e mezzo dopo, a fine gennaio 2015. Quella volta, però, niente voto al futuro presidente, Sergio Mattarella, “mi sembra di aver fatto scheda bianca”. Emanuela Munerato, in qualche modo, è una veterana: cinque anni alla Camera, altri cinque al Senato, sempre sotto la stessa bandiera: quella della Lega. “La vecchia Lega di Bossi, era quello il mio partito. In quella di oggi non mi riconosco più”.

Munerato, fosse in parlamento, oggi per chi voterebbe?

“Sette anni fa non lo votai, ma credo che Mattarella sia stato un bravo presidente, e che abbia lavorato bene. Si è rivelato un presidente capace di mantenere un atteggiamento tranquillo e costruttivo in ogni circostanza. E’ stata una fortuna avere avuto lui al Colle durante questi lunghi mesi di emergenza. Fosse disponibile, sarebbe ottimo per fare il bis”.

D’accordo, ma al di là delle valutazioni politiche, con il cuore, per chi voterebbe?

“Beh, con il cuore per Roberto Maroni. Per Roberto forever”.

Crede davvero che sarebbe un buon presidente? Non è un po’ troppo “di parte”?

“Ha fatto il ministro del Lavoro e il ministro dell’Interno. Ancora adesso lo chiamano per consulenze, come successo per le questioni legate al caporalato. Ha un alto profilo istituzionale, e ancora tanto da dare al Paese. Io lo voterei al primo scrutinio, ma anche al secondo, al terzo, al quarto...”.

Torniamo alle “sue” elezioni. Prima volta con il bis di Napolitano. Come andò?

“Fu tosta. Tosta soprattutto da mandare giù per noi: era una persona contro cui avevamo sempre lottato, quello che da ministro dell’Interno mandò la polizia nelle sedi della Lega. Ma in quel momento mettemmo tutto da parte: la sua rielezione era la cosa più saggia da fare, come sarebbe oggi con Mattarella”.

Nel 2015 poi toccò proprio a Mattarella. La Lega non lo votò.

“No, anzi dicemmo proprio che non era il nostro presidente. Avremmo voluto una persona di centrodestra. Ma ora, sette anni dopo, bisogna essere obiettivi: è stato un bravo presidente”.

Cosa ricorda delle trattative che portarono a quelle elezioni?

“Partecipavo alle riunioni di rito, ma le decisioni più grandi viaggiavano ad un altro livello: nelle segrete stanze. Dicevo che noi eravamo riottosi ad accettare Napolitano: fu Giancarlo Giorgetti a trattare, e venne lui a riferire dell’accordo al gruppo. Lo ascoltammo, perché era una persona saggia”.

Nella sua esperienza parlamentare ha mai avuto a che fare direttamente con Napolitano e Mattarella?

“Napolitano al Senato c’era spesso. Era sempre molto cordiale, mi salutava quando lo incontravo nei corridoi. Politicamente eravamo lontani, quindi non ho mai avuto davvero occasione di parlare con lui, ma ne ho un buon ricordo. Mattarella, invece, l’ho visto soltanto un paio di volte”.

Veniamo a oggi. Come andrà questo voto per il Quirinale?

“Non lo so proprio. Mi sembra che i nomi che sono sul tavolo difficilmente potranno passare. C’è anche da considerare che la priorità di molti parlamentari è arrivare a fine legislatura, quindi davvero non so”.

Il centrodestra punta su Berlusconi. Che ne pensa?

“Onestamente? Preferirei qualcun altro. In ogni caso, penso che per lui sia una scalata impossibile: non lo voterà neanche la Lega”.

Ne è sicura?

“Non è più la mia Lega, quindi non sono dentro ai ragionamenti di queste ore. E’ anche difficile capire quali sono le strategie, con Salvini che un giorno dice una cosa e il giorno dopo la smentisce. L’unica persona degna di fiducia lì è Giorgetti: spero che riesca a far valere la sua intelligenza, per aiutarci ad uscire da un periodo così difficile. Di solito dà consigli saggi: speriamo lo ascoltino”.

E Draghi?

“Chi non lo vorrebbe? Ma non possiamo permetterci di far cadere il governo e andare al voto: con la pandemia in ripresa sarebbe un disastro. Dunque, avanti col governo fino a fine legislatura: è quello che vogliono anche i parlamentari perché molti, anche nella Lega ma soprattutto nei Cinque stelle, già sanno che in parlamento non ci torneranno, e si tengono stretta la poltrona”.

Dopo il 2018 non ha più avuto ruoli politici. Ma è ancora in contatto con qualcuno, di quel mondo?

“Umberto Bossi mi chiama ogni due o tre mesi, parliamo del più e del meno. Roberto Maroni mi chiama spesso: l’ultima volta il 6 gennaio, per il mio compleanno. Ma non abbiamo parlato di politica. E’ un argomento che ho un po’ messo da parte: ne avrei ancora voglia, ma non mi piace più. Anche in Lega non c’è più lo spirito di squadra di un tempo. Esistono soltanto i social, io invece facevo i gazebo”.

Colpa di Salvini?

“La ‘bestia’ di Morisi di certo non mi piaceva. E i parlamentari di oggi, anche quelli del nostro territorio, non organizzano mai niente. Avete più visto convegni? L’unica che mi piace, e a cui devo fare i complimenti, è Laura Cestari: dagli eventi più grandi a quelli più piccoli, lei non manca mai. E’ brava, e so quanti sacrifici costa fare tutto questo. In lei mi ci rivedo”.

Cosa direbbe ai parlamentari che tra pochi giorni voteranno il presidente della Repubblica?

“E’ un momento emozionante, ma anche importante. E’ una bellissima esperienza, se la si vive da squadra. Dovrebbero rendersi conto che stanno vivendo un qualcosa di speciale. Ma non so se lo capiscono: non invidio nessuno di chi è in parlamento ora, sono felice di aver vissuto la mia esperienza in altri tempi”.

Lei in parlamento si è mai emozionata?

“Tre volte. Al mio famoso discorso contro la riforma Fornero, con la divisa che portavo da operaia. Quando sono entrata in aula e ho visto Zaia, appena nominato ministro: mi sono subito venute le lacrime agli occhi. E poi nel 2008, quando ero appena stata eletta e in aula è tornato Bossi: la prima ad andarlo ad abbracciare è stata Rosy Bindi. Queste cose non succedono più”.

A proposito di Zaia: se si dovesse andare al voto, prenderà la via di Roma?

“Mai. Resterà nel suo Veneto fino a fine mandato. Si è guadagnato una popolarità troppo forte, e nessun può sostituirlo. Come Tosi, che rinunciò all’europarlamento per continuare a fare il sindaco: è gente che appartiene a un’altra politica, quella da cui provengo anche io”.

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