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ROVIGO

Città deserta: come e peggio che in lockdown

16mila in isolamento, paura del contagio e paura di spendere a causa dei rincari

Città deserta: come e peggio che in lockdown

21/01/2022 - 09:30

Come nel lockdown. Anzi, quasi peggio. Un anno fa, di questi tempi, alle 21 scattava il coprifuoco: tutti a casa senza eccezioni. Le foto che vedere in questa pagina, però, non sono state scattate un anno fa. no. Sono foto del centro di Rovigo scattate nella serata di martedì dalle 21.15 alle 21.45. Insomma: due sere fa il centro di Rovigo si presentava deserto peggio che ai tempi del coprifuoco quando qualche “ritardatario” lo si incontrava.

La denuncia dei baristi e dei titolari dei locali, lanciata ieri dalla Voce, trova in queste foto la sua plastica rappresentazione. In giro, di sera, non c’è proprio nessuno. E non è che durante il giorno vada poi molto meglio. Certo, non si assiste al “deserto” serale, ma le presenze si contano davvero sulle dita di poche mani. Ed è facile immaginare - in un contesto di questo genere - le conseguenze non solo per i locali, ma più in generale per l’intero sistema del commercio.

Ma cosa sta succedendo? Sta succedendo che da un lato il numero dei positivi (e dunque delle persone venute in contatto con loro che precauzionalmente stanno in casa) è aumentato in maniera esponenziale. Solo ieri in Polesine si segnalavano 12mila 424 positivi posti in quarantena e poco più di 3mila persone in isolamento.

Dall’altro, però, ci sono altri due fattori che contribuiscono in maniera decisiva. Ed entrambi sono legati alla paura. C’è la paura del contagio, che tiene tantissime persone lontano dai luoghi pubblici. Perché sarà anche vero che la variante Omicron è meno pericolosa e che molti se la possono cavare con un’influenza, ma - a parte che non è sempre così - quanti si possono permettere di perdere come minimo una decina di giorni di lavoro, senza contare le difficoltà burocratiche legate al tracciamento? E’ evidente che evitare i luoghi al chiuso viene vista come una “legittima difesa” dal virus.

A questa si aggiunge l’altra paura, quasi più strisciante, ovvero quella per la crisi economica strisciante, l’aumento delle bollette e dei generi di consumo, l’inflazione alla quale non si era più abituati che ha colpito anche il carrello della spesa. Insomma: paura più paura. Il caso di Rovigo, dunque, non è isolato. Una situazione analoga si vede un po’ dovunque, anche se qui sembra ancora più acuito. “Già al pomeriggio - ci diceva ieri un barista del centro - sembra di stare nel deserto. Rispetto anche solo ad un mese fa si registra un calo negli incassi superiore al 50%”.

E un suo collega, abbastanza sconsolato: “Meno gente? Basta dare un’occhiata fuori dalla porta per rendersi conto che qualcosa non va”.

E intanto, fuori, poco dopo le 21 - non in piena notte - sembra di essere tornati ai tempi del coprifuoco se non proprio del lockdown. Ed è evidente che non sarà semplice “resistere”.

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commenti 3
  • Max61

    21 Gennaio 2022 - 11:11

    Oltre ai problemi che sono stati elencati, metteteci che la nostra " Brava " amministrazione non hanno idee per ravvivare la città, se non quella di chiudere il centro la domenica per dare modo alla gente di riversarsi al Centro Commerciale visto che si è anche ampliato.

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  • Nightmare

    Nightmare

    21 Gennaio 2022 - 21:09

    Rovigo è una città morta... zero divertimento, zero punti di ritrovo per i giovani, zero opportunità di lavoro.... non lamentiamoci se i giovani scappano e mettono su famiglia altrove. Basta spostarsi nella provincia di Padova, e sembra veramente di essere in un altro mondo.

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