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Porto Viro

L’infinito abbraccio al grande Tonino

In tantissimi ai funerali di Scabin, amato maestro di calcio e di vita, nella chiesa di Scalon

L’infinito abbraccio al grande Tonino

08/03/2022 - 10:03

Non era solo la parrocchiale di Scalon quella che ieri ha salutato per l’ultima volta “Tonino” Scabin, ma un campo di calcio. Un infinito campo di calcio, in cui si sono radunati tutti quelli che hanno condiviso con il popolare giocatore allenatore una vita passata dietro ad un pallone. Visi magari segnati dal tempo, ma che alla vista spalancano nella mente dei tifosi un oceano di ricordi; perché ti sembra ancora di rivivere quel gol, quel gesto tecnico, quella parata, le vittorie e pure le sconfitte. Ognuno ha raccontato il suo “Tonino” Scabin. Come Mario Ruzza, uno dei primi ad arrivare, che con lui ha giocato nel Contarina del ’67-’68 e ’68-’69: “Era sempre impassibile, ti incitava sottovoce. Non urlava mai, però sapevi che lui c’era. Un grande”. Matteo Tiozzo invece è diventato calciatore nel Donada del Cnd, “e di lui ho un bellissimo ricordo, per me è stato una persona importante, a livello calcistico e umano. Come un papà in quegli anni”.

Stefano Bernardi con Scabin ha vissuto sulla propria pelle la cavalcata imperiosa e magica del Donada, dalla Prima categoria all’allora Cnd (l’attuale Serie D): “Arrivavo da Chioggia ed è come se avessi avuto un altro genitore. A me ha dato tantissimo, dal punto di vista personale. I ricordi sono una valanga; a volte bastava uno sguardo…”.

Con Silvano Cester si ritorna invece ad indossare la maglia rossonera del Contarina: “Con lui in campo la partita non era mai persa. E poi con le sue qualità tra professionisti e dilettanti ne ho visti davvero pochi; io l’ho sempre paragonato a Rivera”.

In tantissimi in chiesa per l’ultimo saluto, all’incirca un migliaio di persone. Ad officiare la messa Don Michele e Don Gianantonio e, nelle prime panche dietro quella dei familiari, il sindaco Maura Veronese, il vice Doriano Mancin e il comandante dei vigili urbani, Maurizio Finessi. Il primo cittadino ne ha tratteggiato il ricordo di quando lavorava proprio negli uffici comunali (“Con la stessa eleganza e cordialità che aveva in campo”), mentre il presidente del Panathlon Club di Adria Filippo Carlin trattiene a stento la commozione: “Era un nostro socio; di solito in disparte, ma il suo era un silenzio che faceva rumore”.

Intitolare ad Antonio Scabin lo stadio sta diventando intanto più di una semplice proposta. Poi, all’uscita del feretro dalla chiesa, applausi. Applausi da stadio.

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