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ORRORE SUL PO

E' una ragazza: l'hanno uccisa e decapitata

Si indaga per ricostruire l'identità del cadavere mutilato ritrovato in golena

Non è Samira, non è Saman e non è Isabella Noventa. E’, invece, un giallo tutto da decifrare, legato a un delitto al momento ignoto. Questo il primo verdetto, dopo l’avvio dell’autopsia, avvenuto nella serata di martedì 6 aprile all’obitorio di Rovigo, sul corpo decapitato rinvenuto in un borsone in golena a Santa Maria Maddalena, nel primo pomeriggio di lunedì. L’autopsia non è che il primo passo di una serie di accertamenti tecnici che saranno compiuti, nell’ambito di una indagine al momento per omicidio volontario, aperta per ora contro ignoti.

In ogni caso, le prime operazioni medico legali hanno consentito di ottenere alcune certezze: il corpo è di una ragazza caucasica, mentre la morte risale a due settimane al massimo. Le cause sono da approfondire. La testa è stata mozzata, non è chiaro, allo stato, per quale motivo. Ora, verrà prelevato il Dna, per eseguire poi i riscontri del caso con i campioni censiti nella banca dati delle forze dell’ordine. Allo stesso modo, si stanno vagliando i casi di persone scomparse, così come di omicidi senza il ritrovamento del corpo della vittima, che siano compatibili con quanto emerso dall’autopsia.

Allo stesso modo, si fa pulizia di tutti i casi che già allo stato presentano incompatibilità eventi. Come quelli, appunto, di Samira El Attar, che si suppone uccisa nell’ottobre del 2019 e che non è mai stata ritrovata; stesso discorso per Saman Abbas, 18 anni, la pakistana scomparsa il 30 aprile scorso da Novellara (Reggio Emilia); e a maggior ragione queste considerazioni valgono per Isabella Noventa, il cui omicidio viene collocato addirittura nel 2016. Siamo nel regno dell’impossibile.
Parallelamente alle analisi medico legali e al vaglio dei casi aperti o risolti solo in parte, gli investigatori stanno anche cercando di capire quanti chilometri abbia potuto percorrere quel borsone, prima di finire arenato, complice l’eccezionale secca, su un gruppo di pietre affioranti.

Tenendo conto, appunto, che negli ultimi decenni mai il Po è stato ridotto tanto ai minimi termini e che, dalle prime indicazioni, appare difficile pensare che il corpo sia rimasto in acqua per più di due settimane, al massimo. Non è una questione da poco: si tratta di capire se quel borsone sia stato lanciato nel Po in Polesine o meno e, anche, se è verosimile che il delitto sia stato commesso o meno nella nostra provincia.

A questo scopo, si sta cercando di elaborare un modello per l’analisi della corrente del Po, compito però non facile, sempre alla luce delle condizioni di eccezionale scarsità d’acqua che si verificano in questo periodo, davvero con pochi precedenti. A coordinare le indagini è il sostituto procuratore Sabrina Duò.

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