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CASTELMASSA

Un viaggio all’epoca della Boje

Dall’insurrezione dei braccianti alla grande emigrazione, con un occhio al ruolo delle donne

Un viaggio all’epoca della Boje

03/05/2022 - 19:50

Il romanzo de “La Boje” di Antonella Bertoli fa tappa a Castelmassa, riportandoci a un fondamentale evento della storia polesane e nazionale. La sala conferenza della biblioteca comunale Fornasari ha infatti ospitato, nei giorni scorsi, la presentazione del romanzo di Antonella Bertoli. La serata, organizzata dal Comitato della biblioteca in accordo con l’amministrazione comunale, avrebbe dovuto svolgersi il 15 gennaio scorso ma, in fase di programmazione, è stato deciso di rimandare a causa dell’emergenza Covid. Dopo i saluti e ringraziamenti del sindaco Luigi Petrella, l’autrice ha riportato il pubblico a fine ’800, esattamente tra gli anni 1882 e 1886. Il “viaggio” che la Bertoli ha proposto è stato soltanto temporale, poiché le vicende narrate si sono svolte proprio qui, nel nostro Polesine. Bertoli, supportata dagli studi dello storico lendinarese Vittorio Tomasin, ha spiegato, aiutata da alcune letture tratte dal proprio libro, come i moti della Boje siano scoppiati a Pezzoli, al tempo frazione di Adria, e poi, via via, si siano espansi a macchia d’olio in tutto il Polesine, nel mantovano, nel cavarzerano e in Emilia. I braccianti agricoli, al grido de “la boje, e de boto la va de fora”, hanno deciso di incrociare le braccia contro i soprusi, le violenze, la miseria e le pessime condizioni di vita dettate dall’avidità del padronato agrario, raggiungendo l’incredibile cifra di 40mila scioperanti.

Durante la serata è stato spiegato il ruolo fondamentale delle donne in questo primo e grande sciopero dell’Italia postunitaria, troppo spesso trascurato negli archivi storici ufficiali e dai documenti dell’epoca. La Bertoli ha poi esposto come, oltre alle pessime condizioni di vita dei braccianti agricoli polesani e all’esondazione dell’Adige - con conseguente distruzione dei raccolti - del 17 settembre 1882, un altro grave male che ha scatenato questo sciopero è stata la grande diffusione della pellagra tra le classi popolari. Un altro importante tema affrontato è stato quello della “violenza”, che da una parte vedeva i fucili dei 5mila carabinieri inviati da De Pretis per placare la rivolta e, dall’altro lato, i forconi dei braccianti in sciopero.

La minaccia di violenza è stata concretizzata nella curiosa figura di “Panchrazio”, nome fittizio con cui gli scioperanti firmavano delle sgrammaticate lettere minatorie, inviate poi a diversi sindaci polesani, tra cui il sindaco di Adria, Pasquale Bacchiega, e il sindaco di Baricetta Ermenegildo Baroni. L’autrice ha infine narrato di come, alla fine dello sciopero, l’epilogo sia stato la forte ondata migratoria che ha spinto diverse migliaia di polesani a lasciare la propria terra per dirigersi verso il Sud America. A conclusione della presentazione, l’amministrazione comunale e il Comitato della biblioteca hanno voluto omaggiare la propria ospite con un piattino in ceramica realizzato dall’associazione “Pianeta Handicap-Le Farfalle” e rappresentante il quadro di fine 1800 Panem nostrum quotidianum di Giuseppe Mentessi, lo stesso quadro presente nella copertina del romanzo “La Boje” di Antonella Bertoli.

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