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AGRICOLTURA

Il Polesine rinuncia al suo mais

La denuncia della Cia: “Spese cresciute di 5mila euro ogni 10 ettari. E forte rischio grandine”

Mais: coltivarlo costa ormai troppo e tanti rinunciano

10/05/2022 - 21:06

Oltre il 10% in meno di superficie a mais in Polesine a causa dell’aumento del prezzo dei concimi e del gasolio agricolo.

L’anno scorso in provincia sono stati coltivati 27.600 ettari a granoturco, per un fatturato di 35 milioni di euro. Quest’anno - con l’urea schizzata alle stelle (da 35 euro al quintale a 110 euro al quintale, +214%) e il carburante raddoppiato (da 0,70 euro al litro a 1,22 euro al litro) - l’area riservata al mais è scesa a circa 25mila ettari. “Può sembrare una riduzione di poco conto - commenta il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini - in realtà è la diretta conseguenza di un trend che sta assumendo dei tratti preoccupanti: a motivo di speculazioni generalizzate i costi nel settore primario si sono impennati. E a queste condizioni diventa sempre più difficile fare impresa”.

Per quanto riguarda l’urea, composta per il 46% da azoto, è determinante per una crescita vigorosa della pianta. In una stagione ne servono, in media, 25 quintali ogni dieci ettari. Se fino all’anno scorso la spesa era di 875 euro a ciclo produttivo, oggi è di almeno 2.750 euro. “Gli incrementi del gasolio agricolo - sottolinea Faccini - rappresentano un’ulteriore batosta”. Sono almeno quattro le irrigazioni che vengono programmate nei mesi più caldi, tramite gli appositi rotoloni che “pescano” l’acqua dalle canalette: nel 2021 il costo di una singola operazione ammontava a 210 euro, attualmente si attesta sui 360 euro.

In ultima analisi, Cia Rovigo calcola 5.000 euro di spese in più ogni 10 ettari coltivati a mais. “Si tratta di uscite che siamo tenuti a mettere a bilancio al fine di garantire una crescita adeguata delle piantine - chiarisce Faccini - non possiamo certo tagliare sull’urea o sulle stesse irrigazioni. O meglio, se lo facessimo ne risentirebbero le rese finali”.

“Ci stiamo esponendo in maniera molto maggiore rispetto alle annate precedenti. Vero che oggi il mais, per tradizione una delle principali colture del Polesine, viene valutato 38 euro al quintale, mentre un anno e mezzo fa veniva 20 euro al quintale. Tuttavia, nessuno ci assicura che a settembre verranno applicati gli stessi prezzi. Nel frattempo, però, siamo tenuti a coprire i costi di produzione”.

Peraltro, precisa, “solitamente gli imprenditori agricoli della zona non hanno dei capannoni all’interno dei quali possono stoccare il mais. Di conseguenza, devono venderlo immediatamente, accettando qualsiasi prezzo di mercato verrà applicato”.

Infine, un’altra criticità che rischia di mettere a repentaglio la produzione di granoturco in provincia è rappresentata dalle grandinate, sempre più frequenti nel periodo estivo. “Ci sono apposite assicurazioni che coprono tali coltivazioni - conclude - ma una volta perso il prodotto, questo non si può più recuperare fino alla successiva annata”.

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