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Coldiretti: “Subito le isole ecologiche”

Alessandro Faccioli: “Chi recupera rifiuti di plastica potrà portarli in porto per smaltirli”.

Coldiretti: “Subito le isole ecologiche”

14/05/2022 - 18:20

“Dopo l’approvazione della legge ‘Salva mare’ è indispensabile procedere da subito all’individuazione di isole ecologiche nei porti per dare la possibilità ai pescatori italiani di veder riconosciuto il nuovo ruolo di custodi e pulitori dei fondali marini”. È quanto afferma la Coldiretti Impresapesca nel lanciare un appello alle amministrazioni comunali e alle autorità portuali per dotare gli scali delle infrastrutture necessarie a rendere operativa la nuova normativa.

“La legge ‘Salva mare’ prevede, in pratica - spiega Alessandro Faccioli di Coldiretti Impresapesca Rovigo - che chi recupera rifiuti di plastica in mare o in acque dolci, come ad esempio i fiumi, non sarà più costretto a ributtarli in acqua, per non essere denunciato addirittura per traffico di illecito di rifiuti, ma potrà portarli in porto per smaltirli. Una novità che riguarda soprattutto i pescatori italiani che potranno così contribuire a tenere puliti i mari riportando a terra la spazzatura recuperata durante l’attività, senza dover rischiare sanzioni o dover pagare tasse per rifiuti speciali”.

La nuova legge rappresenta un modo per valorizzare il ruolo della Flotta Italia, custode dell’ambiente, potendo contare su 12mila imprese e 28mila lavoratori. “Ma per sostenere la marineria italiana - commenta Faccioli - occorre anche creare le condizioni per garantirne l’attività: oggi è sempre più a rischio a causa dagli effetti della guerra in Ucraina, con i rincari del gasolio per i pescherecci che hanno portato molti armatori a tagliare le uscite in mare per non dover lavorare in perdita. Il gasolio è raddoppiato e la nostra operatività è sempre più difficile e compromessa, uscire in mare può rappresentare una perdita economica per noi anziché un guadagno. Si sa che dove si crea un vuoto, c’è qualcuno che pensa a riempirlo. La nostra assenza comporta l’immissione nei nostri mercati di quantità sempre maggiori di pesce estero proveniente da Paesi dove la sicurezza alimentare e il trattamento della manodopera non sono certo un primato né caratteristiche paragonabili alle nostre”.

Infatti, a pesare sono anche le scelte dell’Unione Europea che hanno portato a una riduzione dell’attività di pesca per un corposo segmento produttivo della flotta peschereccia nazionale a poco più di 120 giorni, pari ad un terzo delle giornate annue, portandola di fatto sotto la soglia della sostenibilità economica e facendo sparire dai banchi di mercati il prodotto Made in Italy, sostituendolo con quello straniero.

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