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TAGLIO DI PO

Imprese idriche, valore aggiunto

Monica Manto, dg di Acquevenete, ospite del Rotary Club Porto Viro Delta Po, ha parlato del lavoro e del futuro dell'azienda

Imprese idriche, valore aggiunto

Proseguono gli incontri del Rotary club di Porto Viro Delta Po con i rappresentanti delle principali imprese e istituzioni del territorio polesano e non solo. Nella splendida cornice della Tenuta Ca’ Zen di Taglio di Po, ospite relatore è stato il direttore generale di Acquevenete, nonché presidente del consorzio Viveracqua, la dottoressa Monica Manto. “Va sottolineato il fatto che l’acqua è una delle sette aree di intervento del Rotary International e che in pochi sono a conoscenza di quanto lavoro e quanti investimenti ci siano dietro al semplice gesto di aprire un rubinetto dell’acqua - si legge in una nota - Il consorzio Viveracqua è un progetto stabile di collaborazione e integrazione tra i gestori del servizio idrico integrato con sede in Veneto che raggruppa 12 aziende idriche pubbliche, unite per mettere a disposizione dei cittadini e dei territori il valore aggiunto ottenuto grazie alle maggiori dimensioni e all’aumento della capacità competitiva. Un lavoro quotidiano di sinergia”. “Le aziende idriche consorziate in Viveracqua - continua la nota - sono tutte aziende a totale proprietà pubblica, non quotate in borsa, titolari di affidamenti in house (utilizzata per designare quelle ipotesi nelle quali la pubblica amministrazione decide di ricorrere all’autoproduzione di beni, servizi e lavori, anziché rivolgersi al mercato rispettando procedure di evidenza pubblica) da parte degli enti locali, con bilanci in attivo e una gestione industriale del servizio. Si caratterizzano per le dimensioni medio-piccole, che garantiscono la vicinanza ai territori”. Di Viveracqua fa parte Acquevenete, che è il gestore del servizio idrico integrato per 505mila abitanti di 108 comuni delle province di Padova, Rovigo, Vicenza, Venezia e Verona.

Dopo la parte istituzionale della serata, il presidente del club, Giampiero Puppa, ha dato la parola alla dottoressa Manto, la quale, con il supporto di immagini, ha da subito spiegato le funzioni principali delle imprese idriche, ossia la captazione alla fonte delle acque, la loro potabilizzazione, la distribuzione e la depurazione delle acque reflue prima che queste vengano reimmesse nell’ambiente, sottolineando la notevole differenza di impianti e di costi fra l’utilizzo di acque provenienti da falde sotterranee, immediatamente utilizzabili dopo una disinfezione, e quelle proveniente dai fiumi (nella fattispecie Adige e Po), che richiedono varie operazioni di filtraggio, pulizia e poi disinfezione, soggette inoltre ai fenomeni delle iene o della siccità. A questo punto è passata a spigare quello che è diventato il fiore all’occhiello di Acquevenete. La società regionale Veneto Acque ha trasferito ad Acquevenete parte della rete dell’acquedotto Savec, il Sistema acquedottistico del Veneto centrale. Un’infrastruttura molto importante, realizzata da Veneto Acque-in collaborazione con i gestori idrici pubblici Etra, Veritas e Acquevenete-all’interno delle province di Venezia, Padova, Rovigo e Vicenza. Il Sistema degli acquedotti del Veneto centrale è formato da 150 chilometri di tubi, nuovi pozzi di prelievo per 950 litri/secondo e nuovi serbatoi di accumulo capaci di contenere 7mila metri cubi, con un investimento complessivo di 170 milioni di euro. Grazie al nuovo campo pozzi di Camazzole, nel Comune di Carmignano di Brenta (Padova), è diventato possibile rifornire di acqua potabile di ottima qualità le aree orientali delle province di Padova, Rovigo e Venezia. Circa 600mila persone che utilizzavano per usi idropotabili l’acqua del Po e dell’Adige, di qualità organoletticamente inferiore e con costi di potabilizzazione elevati, possono e potranno utilizzare acqua di qualità superiore.

Con l’operazione siglata lo scorso 30 dicembre, Acquevenete ha acquisito il 50% del campo pozzi di Camazzole, in comproprietà con Etra, e il 100% della condotta adduttrice Vigonza - Cavarzere - Cavanella, per un importo netto di circa 25 milioni di euro. Un trasferimento strategico, perché fa entrare nel patrimonio della società una delle principali dorsali acquedottistiche regionali, a garanzia del funzionamento del futuro assetto idrico del territorio servito. Per Acquevenete, la conseguenza principale sarà la dismissione degli approvvigionamenti dal fiume Po, fonte esposta al rischio di contaminazioni e inquinamenti, come ha dimostrato il caso recente del cC6O4, meglio conosciuto come Pfas. L’affinamento della ricerca analitica in tema di contaminanti emergenti e l’introduzione dei principi di prevenzione del rischio grazie ai Piani di Sicurezza delle Acque hanno infatti reso evidente che è questa la fonte da sostituire con maggiore urgenza. A ricevere l’acqua pedemontana sono già da subito i Comuni di Cavarzere, Adria, Rosolina, Porto Viro, Loreo e Pettorazza, tramite l’alimentazione dei nodi idraulici già attivi di Cavarzere, Martinelle e Cavanella D’Adige. A seguire, saranno raggiunti dall’acqua del Savec, il Sistema acquedottistico del Veneto centrale anche i Comuni di Corbola, Taglio di Po, Ariano, Porto Tolle, Papozze, Crespino, Gavello, Villanova Marchesana, Guarda Veneta, oltre ad alcuni Comuni della Bassa Padovana, con nuove opere di collegamento inserite nella pianificazione infrastrutturale di medio periodo (indicativamente nel prossimo quinquennio). Tutte queste operazioni hanno portato Acquevenete ad investire mediamente 45 milioni di euro all’anno.

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