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ADRIA

Insaziabile desiderio di museo

Cada alla scoperta dell'archeologico

Insaziabile desiderio di museo

Sicuramente non è stata la prima volta che i soci del Cada hanno messo piede nel museo archeologico, ma indubbiamente ogni volta che si accede nel tempio della bellezza e dell’arte, simbolo stesso della cultura e della storia della città, si rivivono nuove emozioni. E come l’appetito vien mangiando, ogni volta che si visita il museo ci si sente arricchiti, ma non si esce sazi, anzi cresce il desiderio di tornare ancora. E un’altra volta ancora.

Così il referente culturale dell’associazione, Cesare Lorefice, ha pensato bene di concludere la rassegna degli incontri culturali settimanali con la visita al museo, accompagnati da Mara Bellettato, socia e facente parte del direttivo dell’associazione di piazza Casellati, ma soprattutto grande appassionata di archeologia e grande amica del museo.

Mara ha accolto il gruppo nel cortile ad atrio tipico delle case romane con il pozzo centrale per raccogliere le acque pluviali e il porticato interno dove sono allineate stele e lapidi del periodo romano, I-II secolo d.C.

Una scena che ha riacceso la memoria di Cesare riportandolo all’incontro di 47 anni fa. “Era il 2 gennaio 1975 – ricorda Lorefice, origini siciliane – Ero appena giunto a prendere servizio all’ospedale di Adria, che si trova proprio di fronte al museo. Incuriosito decisi di farvi visita ed ebbi la fortuna di trovare subito una guida eccezionale nella persona di Umberto Dalle Mulle, purtroppo prematuramente scomparso diversi anni fa”. Aggiunge Lorefice: “Grazie a lui ho imparato a conoscere Adria e la sua storia e ascriverei a lui, non adriese come me, il merito di avermi trasmesso l’amore per questa meravigliosa e straordinaria città che ha la grande caratteristica di vivere di segreti, come era nel dna degli Etruschi. La stessa fortuna – sottolinea Cesare - ho ritrovato oggi nell’avere come guida Mara, vedova di Umberto, entrambi accumunati dal grande amore per Adria che si esprime nella sconfinata passione di conoscere sempre più e meglio la sua lunghissima e straordinaria storia”.

Bellettato ha iniziato raccontando le principali vicende che hanno portato alla nascita del museo e alla moderna struttura odierna, partendo dal primitivo nucleo della raccolta privata della famiglia Bocchi. “Agli inizi del Novecento – ricorda Bellettato - gli eredi Bocchi propongono la vendita della collezione che ormai ammonta a oltre 6.000 pezzi. Il sovrintendente alle antichità venete Ghirardini esercita il diritto di prelazione per il Comune e compra l’intera collezione per poi sistemarla nell’ex scuola elementare di via Cavallotti con il nome di Museo civico. Successivamente la nuova collocazione si sposta nel palazzo Cordella per ospitare anche i tanti resti ritrovati a seguito degli scavi durante i lavori che portano alla tombinatura di quel ramo interno del Canalbianco, noto come Canalin. Era l’anno 1938, i lavori erano seguiti dall’architetto Giovan Battista Scarpari: in quell’occasione è venuta alla luce la ‘Tomba della biga’ senza dubbio uno dei pezzi forti e qualificanti di tutta la struttura museale”.

Allora è proprio il caso di dire che i “Giovedì culturali” del Cada si sono chiusi in bellezza dando appuntamento al prossimo settembre.

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