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Cadde dal tetto e morì, nei guai i proprietari

Lendinara

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L’autopsia sul corpo di Beniamino Valerio, il 69enne ex muratore che ha trovato la morte cadendo dal tetto che stava ristrutturando, il 15 marzo scorso, non lascia dubbi: il pensionato è venuto a mancare proprio a seguito della caduta e non per un malore.




Si complica, dunque, la posizione dei due indagati, la moglie A. B, proprietaria della casa di via Arzerello a Lendinara, e il marito, D. M, individuato come committente.




Tra gli attuali indagati per omicidio colposo, difesi dall’avvocato Tosca Sambinello, e il pensionato deceduto, la cui famiglia è rappresentata dall’avvocato Alessandra Labia, c’era un legame di profonda amicizia.




Il muratore - secondo la ricostruzione sostenuta dalla difesa - aveva prestato l’impalcatura e avrebbe dovuto dare disposizioni per la riparazione del tetto che aveva delle perdite.



Quel maledetto pomeriggio di marzo, decise di salire sull’impalcatura e perse l’equilibrio. Cadde dalla scala, a un’altezza di tre - quattro metri. L’impatto spaccò la scatola cranica.





Sul posto, oltre al Suem, che aveva potuto solo costatare la morte, erano intervenuti i carabinieri della stazione di Lendinara e gli ispettori dello Spisal. A tutti gli effetti si tratta di un infortunio sul lavoro, che dal punto di vista delle indagini ha seguito il sostituto procuratore Fabrizio Suriano.



Il servizio completo domani 10 giugno sulla Voce di Rovigo

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