VOCE
Badia Polesine
07.04.2021 - 10:43
Nell’Italia che invecchia, i centenari rappresentano un bella comunità (secondo l’Istat sono quasi 15mila in Italia) ma il monumentale decano dei badiesi ha un requisito a dir poco sorprendente: è arzillo, lucido ed autosufficiente come rarissimamente accade di vedere. Nato il 4 aprile del 1917 Umberto Marabese (soprannominato “biscotti” in riferimento all’attività dei suoi genitori) ha attraversato fra mille peripezie e qualche soddisfazione il “secolo breve” e la vita che il buon Dio gli ha voluto concedere. La sua è stata una vita dignitosa ma segnata dalle difficoltà. Ciabattino che sapeva anche suonare la tromba, conobbe la guerra sul fronte orientale quando, nel 1941 partì per la Jugoslavia per finire il 6 agosto 1941 nella lontana Russia occupandosi delle calzature dei militari; un servizio un po’ meno rischioso della prima linea ma che non gli risparmiò di vedere in faccia la morte.
Il 2 di novembre del 1942, verso mezzanotte, iniziò la terribile ritirata: “Fu una marcia disperata e quasi senza fine”, ricorda commosso Umberto. “Me la sono cavata, aggiunge, anche grazie alle donne russe che ci ospitavano nelle loro povere case, forse riconoscendo agli italiani un’umanità diversa dai tedeschi”. Congedato a marzo del 1943, a Masetti dov’era sfollato a causa del bombardamento della sua casa, mentre andava a prendere il latte incontrò la “sua bambina”, che sarebbe poi diventata la compagna della sua vita. Da allora sono passati 74 anni. Dopo la guerra, lavorò come venditore ambulante di generi alimentari prima e poi di tessuti, ritirandosi dall’attività nel 1982.
Umberto ha avuto la patente fino ai 96 anni. Legge ancora senza gli occhiali, ma “lamenta” una certa ipoacusia e di non riuscire più a stare in piedi solo su una gamba. Ciononostante non rinuncia, anche in tempo di distanziamento sociale e di bar chiusi, alla quotidiana passeggiata in centro per incontrare i pochi amici rimasti, ovviamente tutti più giovani di lui. Fra gli indimenticati che non ci sono più, Umberto ricorda ancora i fratelli Bruno, sarto in via degli Estensi “… che mi fece il primo vestito” e Pietro Granato (barbiere a Ficarolo) dove si recava settimanalmente per i suoi commerci.
In anni recenti ha superato la frattura del femore sinistro, la rottura del bacino (entrambi per caduta) e persino un infarto nella primavera del 2020, ma non si arrende e guarda al traguardo dei 110. Quest’approccio assolutamente ottimista e la benevolenza di madre natura, l’hanno certamente aiutato a superare tutte le avversità. L’inossidabile Umberto riconosce il merito della sua invidiabile forma alla moglie Lucentina Aguiari, che lo coccola come una sposina viziandolo “con moderazione” anche a tavola. “Viviamo l’uno per l’altro”, aggiunge convinta Lucentina e forse proprio in questo sta il loro segreto.
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