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Umberto ora punta ai 110 (e lode)

Marabese racconta una vita avventurosa: “Ho messo ko anche infarto e Covid”.

Umberto ora punta ai 110 (e lode)

Umberto Marabese con la figlia Giuliana.

Ha appena compiuto 105 anni, Umberto Marabese. Neppure il Covid-19 l’ha piegato - “probabilmente preso al bar con gli amici”, dice lui - anzi, ha superato brillantemente la terapia antibiotica e già scalpita per tornare in piazza dove “i giovani” amici lo aspettano.

Nato il 4 aprile del 1917, quarto di otto figli. Nonostante l’ipoacusia, nell’intervista di oltre un’ora è stato assistito dalla figlia Giuliana, ha dato sfoggio di una lucidità sbalorditiva e di un interesse per l’attualità sorprendente per un anziano.

Dall’inesauribile cassetto dei ricordi, alcuni inediti, Umberto ha riesumato con dovizia di particolari alcuni suoi trascorsi. Per oltre cinquant’anni commerciante ambulante prima di generi alimentari e poi di tessuti, ha ricordato quando 17enne andava fino a Bondeno con una bicicletta da fornaio “per 6 o 7 lire di guadagno” (l’equivalente di poco più di cinque euro attuali, ndr), fino ad arrivare alla sua prima “Balilla” furgonata nel dopoguerra. Immancabile anche gli aneddoti che lo legavano ai fratelli Bruno e Pietro Granato. Il primo, sarto in via degli Estensi, “mi cucì il primo vestito”; e il secondo barbiere a Ficarolo “dove mi recavo settimanalmente per i miei commerci”.

Nell’amarcord personale non mancano, però le pagine scure come quando, reduce sbandato dalla ritirata di Russia, si mise a commerciare per sopravvivere e si trovò a Ferrara la notte dell’eccidio fascista del Castello. Quella volta per tornare a casa, evitando i blocchi, dovette attraversare il Po imbarcandosi all’altezza di Stienta. Oppure quando il commissario prefettizio, Tullio Viaro per non arrestarlo gli impose di andare a scavare trincee per tre mesi consecutivi a Lozzo Atestino.

Alla luce dei suoi trascorsi in Russia, inevitabile chiedergli un parere sugli eventi di oggi. Il suo pensiero triste è andato alle tribolazioni delle popolazioni ucraine, specialmente dei bambini, e al dramma dei profughi, non nascondendo la sua delusione: “Putin sembrava un angelo quando è venuto in Italia con Berlusconi e invece - conclude Umberto - guarda che roba ha combinato”. Quanto alle possibili evoluzioni Umberto si dice preoccupato e aggiunge: “In ogni caso, chissà quanti anni ci vorranno per rimediare ai disastri avvenuti”.

Umberto in anni recenti ha superato la frattura del femore sinistro, la rottura del bacino (entrambi per cadute), un infarto nella primavera del 2020 e persino il Covid-19, ma non si arrende e guarda fiducioso al traguardo dei 110. Quest’approccio assolutamente ottimista e la benevolenza di madre natura e l’amore di Lucentina, l’hanno certamente aiutato a superare tutte le avversità. Forse proprio in questo sta il suo segreto.

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