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L'APPELLO

"I micro Comuni devono fondersi, arriverrano soldi"

L'analisi di Fabio Osti, del sindacato Uil

Villanova Marchesana è il paese più povero del Polesine

Fusione dei Comuni, opportunità sprecata per molti enti locali del Polesine, ma che potrebbe essere ripresa in mano per cercare di sfruttare i vantaggi che offre. Lo si è visto nei giorni scorsi dall’analisi che ha dimostrato che quei Comuni che si sono uniti hanno ottenuto milioni di euro sotto forma di contributi economici.

La necessità di riprendere quel cammino la ripropone anche la Uil polesana. Il segretario Fabio Osti spiega che “non si capisce perché tanta ritrosia nel voler affrontare un argomento che potrebbe rivelarsi utile per tutta la popolazione interessata, con maggiori risorse economiche, una maggiore funzionalità dei servizi e una più attenta e puntuale gestione del personale. Un esempio; la provincia di Ferrara, ha una popolazione di 108 mila abitanti più di Rovigo, ha una estensione territoriale di 816 km più di Rovigo e nel corso degli anni, attraverso le fusioni, oggi ha in totale 21 comuni, cioè meno della metà di Rovigo. Il nostro territorio, ha 50 comuni, con 40 al di sotto dei 5000 abitanti, 10 dai 3 ai 5000, 12 di 2 ai 3mila 18 sotto i 2000 mila".

"Risulta facile capire che una simile frammentazione non potrà mai portare ad alcun sviluppo del nostro territorio, in quanto con le varie crisi a cui purtroppo siamo assoggettati, crisi economica, pandemia, guerra in Ucraina, le varie amministrazioni si ritrovano a dover fare i miracoli per fare fronte a tutti i bisogni quotidiani”.

La Uil, e il sindacato in genere, auspica che si apra un profonda riflessione “per costruire realtà territoriali che possano avere un maggiore peso specifico nei confronti delle istituzioni, regionali e statali”. Per Osti “oggi con il Pnrr, fondi messi a disposizione dalla Ue, si è aperta una corsa per poter usufruire dei finanziamenti ma la frammentazione delle nostre realtà non permetterà tanto facilmente di arrivare a un risultato positivo. Le realtà comunali che superano i 15.000 abitanti, possono chiedere finanziamenti dopo presentazione di progetti, le realtà con un numero di abitanti inferiore ai 15.000 devono associarsi, nominare un Comune capofila e quindi procedere”.

Facile intuire quindi che non sarà semplice. Con le fusioni, inoltre sarebbero riconosciuti grandi benefici. “Ci sarebbero - continua il segretario Uil - finanziamenti statali per 10 anni, riconoscendo per quelle aggregazioni comunali che arrivassero ai 13.000 mila o 15.000 abitanti una quota di oltre 1 milione e 300mila euro all’anno. Inoltre, la Regione riconoscerebbe per 5 anni una quota di circa 350mila euro. Possono inoltre essere concesse deroghe per le assunzioni di personale, ricevere agevolazioni per la partecipazione a bandi europei per accedere a ulteriori finanziamenti”.

E ancora: “Ci sarebbero ricadute positive per quei paesi associati. Ad esempio, nel rispetto della transizione ecologica, la possibilità di installare il sistema fotovoltaico in tutti gli edifici pubblici, il fotovoltaico per i privati, si potrebbe eliminare, per le famiglie, il costo della retta degli asili, procedere all'acquisto delle case Ater e procedere alla messa a norma per assegnarle alle famiglie più bisognose. E ancora: aiutare le giovani coppie con risorse economiche alla nascita dei figli, e altre iniziative a carattere sociale e culturale per il bene della colletività”.

Osti aggiunge spiegando che “I municipi dei paesi che si fondono non sparirebbero ma resterebbero come uffici e sedi per dare risposte e servizi ai cittadini”. Insomma per la Uil i vantaggi della fusione per i Comuni sarebbero a breve e lungo termine, sia dal punto di vista economico che della possibilità di erogare servizi.

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