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istruzione
15.12.2024 - 08:34
Nonostante un calo, il Polesine ha una dispersione scolastica doppia rispetto alla media veneta
Dispersi e bocciati. Anche sul fronte scolastico Rovigo è ultima della classe in Veneto, ma quest’anno il dato è davvero pesantemente insufficiente. Perché il Polesine, nonostante una lieve flessione della quota di studenti che hanno interrotto la frequenza a scuola, dal 2,84% al 2,64% nell’anno scolastico 2023/2024, ha ora un tasso di dispersione doppio rispetto alla media regionale, scesa all’1,33% dall’1,56% dell’anno precedente. E questo significa giovani usciti prematuramente dal sistema di formazione, con tutto quello che ne consegue.
Fra l’altro, Rovigo è anche all’85esimo posto nella classifica italiana per Neet, acronimo di “Not in Education, Employment or Training”, ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni, che non lavorano e non studiano, che qui sono quasi un quarto del totale, ben il 23,4% secondo i dati Istat riferiti al 2022.
A scattare la fotografia della dispersione scolastica è il consueto rapporto dell’Ufficio Scolastico Regionale. Per capire la distanza dalle altre province del Veneto nelle interruzioni di frequenza, la penultima provincia è quella di Venezia, che si attesta all’1,37%, praticamente sulla media regionale.
Andando a vedere il dato suddiviso per tipologia di scuola, emerge come il grosso dell’emorragia sia negli istituti professionali. Tuttavia, la media regionale, di un tasso di interruzione di frequenza del 2,53%, esplode al 6,19% in provincia di Rovigo con la seconda provincia per tasso di abbandoni nei professionali che è Padova, con “solo” il 2,65%. Un dato altissimo, quasi uno per classe, comunque in diminuzione rispetto al dato rilevato nell’anno scolastico 2021/2022 che si attestava al 6,54% e a quello del 2022/2023 pari all’8,12%.
Va evidenziato che in Polesine la fetta maggiore di iscritti è assorbita dagli istituti tecnici, ben il 40%, esattamente come nella provincia di Venezia. E, nei tecnici, il tasso di abbandono in Polesine è l’1,93%, anche in questo caso il più alto della regione che ha una media dell’1,33%, con la seconda provincia per dispersione nei tecnici che è Venezia con 1,73%. Anche per quanto riguarda i licei, la percentuale di dispersione in Polesine è la più alta del Veneto, praticamente doppia, con l’1,61% rispetto allo 0,87% medio regionale. Ed è sempre Padova a seguire in classifica con il secondo tasso più alto di interruzione di frequenza nei licei, comunque al di sotto dell’1%, lo 0,99%.
Un quadro, quindi non certo esaltante per la scuola in Polesine, che si completa con quello delle bocciature. In questo caso, però, non è Rovigo a primeggiare. La quota di non ammessi alla classe superiore, dalla prima alla quarta, vede infatti in testa Belluno con il 6,23% per quanto riguarda i licei, con la media regionale al 4,96% e Rovigo al di sotto con il 4,51%, terza percentuale più bassa dopo Vicenza con 4,10% e Padova con 4,34%, mentre per gli istituti tecnici svetta Treviso con l’11,44, con Rovigo in questo caso al terzo posto con l’11,03% dopo Venezia con l’11,12%, tutte sopra alla media regionale pari al 10,79%. Infine, nei professionali il tasso medio regionale di bocciatura è 9,07%, con Rovigo che si attesta invece al di sotto con l’8,97%, dietro a Belluno con il 7,31%, Vicenza con l’8,22% e Venezia con l’8,49%. Complessivamente, gli esiti negativi finali comprensivi sia delle non ammissioni alla classe successiva sia del non superamento dell’esame di Stato registrano percentuali maggiori nelle province di Treviso, 7,36%, e Venezia, 7,35%. Il numero degli studenti non ammessi agli scrutini di giugno, quinte escluse è pari al 5,68%.
In Polesine è poi decisamente più alta della media veneta la quota di non scrutinati, perché hanno frequentato per meno di tre quarti dell’orario scolastico annuale, anche se complessivamente la percentuale più elevata è in provincia di Venezia, il 2,42%, seguita dalla provincia di Verona con l’1,73%. A Rovigo è l’1,65% rispetto a una media regionale dell’1,58%, con un riavvicinamento visto che nel 2022/2023 il dato polesano era stato più alto, l’1,86%, e quello regionale, invece, più basso, l’1,55%.
Fra ragazzi e ragazze non c’è gara, con i primi che assorbono l’64,3% di bocciature. Qual è il periodo più “critico” per gli studenti? Secondo il rapporto è il biennio delle superiori, con la più alta quota di non ammissioni alla classe successiva. E la materia più “critica”? La risposta a questa domanda la sanno un po’ tutti: la matematica si conferma infatti la disciplina con la percentuale maggiore di sospensioni del giudizio, il 49,88%, in aumento del 26% rispetto al 2021/2022. Per le altre materie la sospensione del giudizio riguarda per il 18,16% la lingua inglese, per il 13,94% la fisica, per il 10,11% lingua e letteratura italiana e per il 6,04% storia.
“I dati attestano - si rimarca dall’Ufficio scolastico regionale - la necessità di continuare nelle azioni di prevenzione e contrasto della dispersione: è necessario attuare azioni di potenziamento dei livelli nelle competenze di base di italiano, matematica e inglese prevedendo l’adozione di metodologie didattiche innovative; attuare metodologie didattiche finalizzate a personalizzare e individualizzare i percorsi di apprendimento degli studenti; lavorare sull’orientamento in particolare nel passaggio tra primo e secondo ciclo e sul riorientamento; adottare politiche di sostegno ai contesti familiari in situazione di fragilità a garanzia del diritto sostanziale all’eguaglianza e del diritto allo studio”.
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