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Istruzione

Studenti polesani in fuga da scuola

Alle medie quasi quattro studenti su dieci non hanno adeguate competenze numeriche

Studenti polesani in fuga da scuola

Una vera e propria fuga dalla scuola. Secondo i dati del “Rapporto sulla dispersione scolastica e sugli esiti degli scrutini finali – anno scolastico 2024/2025”, elaborato dall’Ufficio scolastico regionale per il Veneto sulla base dei dati dell’anagrafe nazionale studenti, negli istituti professionali della provincia di Rovigo oltre sette studenti su cento hanno abbandonato la scuola, il 7,4%. E’ un dato particolarmente alto, in netto aumento rispetto al 6,19% dell’anno scolastico precedente, ma anche del 6,54% dell’anno scolastico 2021/2022, che ha un rilievo particolare soprattutto se si considera che in Polesine il numero di iscritti alle classi prime degli istituti professionali è stato in quello stesso anno, come del resto nell’anno precedente, più alto della media regionale, il 17,1% rispetto al 14,15%.

A rendere il quadro polesano particolarmente critico, tuttavia, è il fatto che, come per i professionali, anche per i licei il tasso di abbandono polesano sia il più alto in assoluto, pari all’1,61%, esattamente lo stesso valore del precedente anno scolastico, rispetto al dato medio veneto di 1,35%. Dal punto di vista numerico, in provincia di Rovigo, i licei lo scorso anno scolastico hanno assorbito una fetta di iscritti pari al 41,2% del totale.

Meno peggio, pur non andando troppo bene, la situazione per quanto riguarda gli istituti tecnici, nei quali il tasso di dispersione registrato nello scorso anno scolastico in provincia di Rovigo, si è attestato sull’1,46%. Perché sì, la media regionale è più bassa, l’1,35%, ma quanto meno in questo caso ci sono due province, quella di Belluno e quella di Padova, che hanno numeri peggiori, entrambe a 1,68%, e una che ha lo stesso valore di Rovigo, Venezia all’1,46%. Non solo, ma l’aspetto più significativo deriva dal fatto che nell’anno scolastico 2023/2024 il tasso di dispersione negli istituti tecnici polesani era stato nettamente più alto, l’1,93%, quindi in questo caso si è contenuta l’emorragia di studenti, mostrando dei progressi.

Complessivamente, gli studenti “non scrutinati”, ovvero gli studenti che hanno frequentato per meno di tre quarti dell’orario scolastico annuale, che comprende chi ha abbandonato del tutto ma anche chi ha esagerato con il “bruciare”, anche se tendenzialmente il valore rispecchia il tasso di dispersione, lo scorso anno scolastico in Polesine sono stati il 2,05% del totale. Un numero che fa male. E non solo perché ogni singolo studente che si “perde” è una ferita per tutto il mondo scolastico, ma anche perché è un numero che cresce rispetto all’anno scolastico precedente, quando era stato l’1,65%, che era stato inferiore rispetto all’1,86% dell’anno scolastico 2022/2023, a propria volta inferiore al 2,27% del 2021/2022, un anno particolare, ancora immerso nella pandemia. Ecco, quanto guadagnato negli ultimi anni sembra essere stato perso improvvisamente. E Rovigo è, con Belluno, l’unica provincia che vede questo numero aumentare, anche se Belluno si attesta ad appena l’1,36% di studenti non scrutinati. Meno della media regionale, che è stata dell’1,51%. L’unica provincia che fa peggio di Rovigo è Venezia, con il 2,36%.

Fra l’altro, l’alto abbandono non sembra far riscontro a una maggiore severità, dal momento che il tasso di bocciati è, invece, al di sotto della media regionale. I non ammessi all’anno successivo sono stati il 4,37% al liceo, su una media veneta del 4,61%, con Venezia prima al 5,40%, sono stati il 9,67% agli istituti tecnici, con una media regionale di 10,02% e con Venezia ancora prima al 10,81%, e sono stati il 5,57% ai professionali, con una media regionale dell’8,34% e sempre Venezia prima con il 10,81%.

Il quadro che emerge, dunque, è di una provincia che anche sui banchi non riesce a tenere il passo del resto del Veneto.

A rendere tutto a tinte ancora più fosche, il fatto che l’abbandono scolastico non si traduca in numeri migliori dell’occupazione giovanile, bensì di quelli dei cosiddetti Neet, acronimo della locuzione inglese “Not in education, employment or training”, che significa non a scuola, non occupati e non in formazione. Sostanzialmente, i ragazzi che non hanno alcuna attività formativa in corso e che non sono nemmeno in cerca di un’occupazione. Ovvero, i rassegnati. Che in provincia di Rovigo sono percentualmente di più che a livello regionale. Secondo i più aggiornati dati Istat, indicatori Bes dei territori, nel 2024 in Provincia di Rovigo i Neet erano il 12,8% rispetto alla media veneta del 9%, pur inferiore alla media nazionale del 15,2% e pur in calo rispetto al 13,1% del 2019. Non a caso, Rovigo non brilla nemmeno per partecipazione alla formazione continua, con una quota pari al 7%, a fronte di un dato medio veneto del 12,4% e nazionale del 10,4%.

Tornando a scuola, c’è un altro dato che non rallegra: sempre dal rapporto Bes, relativo al 2024, emerge come gli studenti polesani delle classi III scuola secondaria primo grado, le medie, con competenza numerica non adeguata sono quasi quattro su dieci, il 38,7%, anche il questo caso, purtroppo, il valore più alto a livello regionale, con la media a 33,5%, e, ugualmente, quelli con competenza alfabetica non adeguata che sono il 36,8% mentre la media regionale è 34,1%. Dati che non vanno trascurati. Perché il futuro si costruisce anche da qui.

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