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TRA LA GENTE

In declino, “ma si resiste”

“Meno bambini e più anziani, ma tessuto sociale vivo. Ci si conosce e ci si aiuta”

“Eravamo un’economia forte”

Guarda Veneta vista da chi la vive ogni giorno. Un piccolo centro della provincia di Rovigo che, come tanti paesi del Polesine, si trova sospeso tra tranquillità e difficoltà, tra il rischio di spopolamento e la forza di una comunità che non vuole arrendersi. E’ lo sguardo dei cittadini su cosa significa oggi abitare a Guarda Veneta, voci diverse ma accomunate da un sentimento: l’amore per il proprio paese, nonostante le criticità.

Silvia, commerciante, racconta con amarezza la sua esperienza: “Guarda Veneta è un paese molto tranquilla, ma purtroppo questa tranquillità non dà spazio ai commercianti per resistere. Tra pochi giorni chiudo la mia attività, con grande rammarico. L’età media è molto alta e la vicinanza con Rovigo, Pontecchio e Polesella porta le persone a consumare altrove. Noi siamo destinati a chiudere”.

Un’analisi simile arriva anche da Erminia, residente da molti anni: il suo è uno sguardo pessimista, legato alla sensazione che il paese stia lentamente morendo, perdendo pezzi importanti della propria vita economica e sociale.

Più equilibrato invece il punto di vista di Monica, che gestisce l’edicola e la rivendita di tabacchi, diventata ormai un vero presidio di servizi: “Guarda Veneta è in declino, questo è vero, ma per quanto riguarda la mia attività ancora riesco a resistere. Sono contenta, riesco a far quadrare i conti e a dare un servizio alla gente”.

Sul fronte dei servizi, Marco fa un quadro realistico: “La farmacia c’è, il dottore al momento è sospeso e dobbiamo andare a Polesella. La posta è aperta tre giorni alla settimana, il Comune anche. Banche non ce ne sono più, resta solo un bancomat. qualche bar e un po’ di ristorazione”.

Chiara, che gestisce con la sorella un negozio “di tutto un po’”, spiega come nei piccoli paesi i commercianti siano costretti a reinventarsi: “Siamo un presidio, dobbiamo vendere di tutto: dall’abbigliamento ai sementi. Quando l’ufficio postale è chiuso, la gente viene da noi a pagare le bollette. E’ un servizio, ma anche l’unico modo per riuscire a sopravvivere”.

Accanto alle difficoltà economiche, emerge però con forza il valore umano della comunità. Antonio sottolinea: “Il nostro punto di forza è la comunità. Qui la gente si conosce, si aiuta, partecipa alle feste e alle sagre. Questo patrimonio non compare nei bilanci, ma vale tantissimo”.

Mario aggiunge il ruolo fondamentale delle associazioni: parrocchia, Pro loco, Auser sono il vero motore del paese. “Se oggi Guarda Veneta non è spenta è grazie al volontariato. Senza questo capitale umano rischiamo di diventare solo un paese dormitorio di anziani”.

Infine Lucia invita a guardare avanti con realismo ma anche con speranza: “E’ vero, ci sono meno bambini e più anziani, ma il tessuto associativo è ancora vivo. E’ da lì che dobbiamo ripartire, sostenendo il volontariato e creando servizi che rendano il paese più attrattivo anche per le famiglie”.

Guarda Veneta appare così: fragile, in difficoltà, ma ancora viva. Un paese che perde attività, ma non identità. E che trova nella sua comunità la risorsa più preziosa per non scomparire.

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