VOCE
CAVARZERE
24.02.2026 - 10:00
Cavarzere, al confine tra Polesine e Venezia, profondamente legata alla città metropolitana, è città di cerniera tra due province e ha una propensione alle sfide. Con circa 13mila abitanti, il comune esteso su 140 chilometri quadrati, ha una forte identità agricola ma è capace di imporsi in altri campi con coraggio, spirito imprenditoriale e tenacia. Pierfrancesco Munari è sindaco dal 2021, avvocato, conosce la storia e i cittadini di Cavarzere, una città che ha conosciuto industria, editoria, artigianato e che oggi affronta le sfide del calo demografico e dei cambiamenti economici con nuovi progetti e una visione chiara del futuro.
Come si possono descrivere gli abitanti della sua città, sindaco Munari?
“Cavarzere ha una tradizione agricola importante, dettata anche dall’ampiezza del nostro territorio. Siamo un comune molto esteso, con una densità abitativa bassa, tante terre e campagne. La vocazione agricola è insita nel nostro Dna. Ma accanto a questo abbiamo espresso eccellenze in molti campi. Negli anni ’80 la città era considerata una capitale mondiale del jeans, con centinaia di partite Iva attive nel settore. Oggi quella stagione si è ridimensionata, ma resta una cultura imprenditoriale radicata. Nel comparto della bici resiste un marchio storico come Bottecchia, colpito da un grave incendio ma ancora presente sul territorio. Non manca il peso dell’industria agroalimentare, con realtà come Turatti Group e nuovi investimenti nei macchinari agricoli”.
C’è quindi nel Dna del Cavarzerano voglia di rischiare, di pensare in grande?
“Penso di sì, non so dare una spiegazione precisa, ma è sinonimo di grande spirito imprenditoriale. Diversi soggetti hanno avuto successo nei loro campi, e questo non può che renderci orgogliosi”.
Voi fate parte della città metropolitana di Venezia, vi sentite integrati?
“Siamo il comune più a sud, ma in questi anni abbiamo collaborato molto bene con la città metropolitana. Con il sindaco Brugnaro abbiamo condiviso una visione ampia, non limitata solo alla Venezia turistica ma estesa a tutti i 44 comuni”.
Quanto conta per Cavarzere e i cavarzerani la sua storia?
“Conta moltissimo. Il nome di Tullio Serafin ha portato Cavarzere nel mondo. Al Metropolitan di New York c’è la sua foto: è uno dei grandi della musica. Il Teatro Serafin, con i suoi 236 posti, è una piccola ‘Fenice’. Ma la memoria cittadina è legata anche alle ferite: i bombardamenti del 1945, che valsero a Cavarzere il soprannome di ‘Cassino del Nord’, e l’alluvione del 1951 che accelerò l’emigrazione verso città come Settimo Torinese, oggi gemellata”.
Che rapporto avete con l’Adige?
“E’ un simbolo del nostro territorio. Il nome stesso Cavarzere richiama l’argine. Non lo viviamo sportivamente, ma lo rispettiamo molto. Il grande fiume segna il paesaggio con tramonti suggestivi, ma anche con timori concreti: nel 2023 cinquantasei giorni consecutivi di piena hanno messo a dura prova gli argini, con episodi di fontanazzi e perfino un’ordinanza di sgombero”.
Cavarzere ha un territorio molto esteso, tante frazioni anche molto distanti tra loro, come riuscite a coordinare queste varie anime della città?
“Le frazioni sono numerose e orgogliose. Ogni frazione ha il suo comitato, una linfa vitale fondamentale. Cerchiamo di mantenere i servizi, anche se non è facile. Scuole, uffici postali, presidi sanitari: mantenerli aperti è una sfida in un contesto di progressivo calo demografico”.
Quali sono i progetti più importanti in corso?
“In quattro anni e mezzo abbiamo avviato sei grandi cantieri. Il volto della città è cambiato. Dal rifacimento del ponte sull’Adige alla riqualificazione di via Matteotti, dalla messa in sicurezza della sinistra Adige ai nuovi impianti sportivi, fino a una nuova mensa scolastica e al progetto Pinqua sulla qualità dell’abitare. Tra i sogni, un palazzetto dello sport da oltre quattro milioni di euro, in vista anche del titolo di Città Europea dello Sport 2028”.
E sul tema immigrazione?
“E’ una questione complessa. A Cavarzere non abbiamo grandi problemi di ordine pubblico, ma cresce la richiesta di aiuto economico. Noi possiamo accogliere chi si integra e vuole far parte della comunità. Chi delinque deve essere allontanato”.
Il sogno nel cassetto?
“Il palazzetto dello sport, per dare ai giovani un’opportunità concreta. E poi la Torre Barbiani (il campanile della città di proprietà del comune ndr): mi piacerebbe renderla visitabile. Da lassù, nelle giornate limpide, si vede il mare”.
La Voce nuova | Direttore responsabile: Alberto Garbellini
Editrice Editoriale la Voce Soc. Coop. | Piazza Garibaldi, 17 - 45100 Rovigo Telefono 0425 200 282 - Fax 0425 422584 - email: redazione.ro@lavoce-nuova.it
Per la tua pubbicita' su questo sito: commerciale.ro@lavoce-nuova.it
Editrice: Editoriale La Voce Società Cooperativa. “La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo.” Redazione: piazza Garibaldi 17, 45100, Rovigo tel. 0425 200282 e:mail: redazione.ro@lavoce-nuova.it sito: www.lavocedirovigo.it
Pubblicità locale: Editoriale La Voce Soc. Coop. Divisione commerciale Piazza Garibaldi 17 - 45100 Rovigo - Tel. 0425 200282. Pubblicità Nazionale: MANZONI & C. S.p.A. Via Nervesa, 21 - 20139 Milano - Tel. 02 574941 www.manzoniadvertising.com Stampa: Tipre srl Luogo di stampa: via Canton Santo 5 Borsano di Busto Arsizio. POSTE ITALIANE S.P.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004, n.46) art. 1, comma 1, DCB (Ro). Testata registrata “La Voce Nuova” Registrazione del Tribunale di Rovigo n. 11/2000 del 09/08/2000.
Testata aderente all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria www.iap.it. Iscrizione al ROC n. 23289. Associata FILE 