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GUERRA MEDIO ORIENTE

Golfo, spiragli di dialogo tra tensioni e veti

Petroliere sfidano il blocco, diplomazia in movimento

Golfo, spiragli di dialogo tra tensioni e veti

Nel pieno del quarantacinquesimo giorno di conflitto nel Golfo, tra Stati Uniti, Israele e Iran si riapre uno spiraglio diplomatico, ancora fragile e privo di una data certa. Fonti iraniane indicano la possibilità di un nuovo ciclo di colloqui nel fine settimana, con Islamabad nuovamente al centro del confronto. Le delegazioni restano in attesa, mentre Washington e Teheran valutano margini e condizioni per riprendere un dialogo interrotto senza intesa.

Sul terreno, la tensione resta alta. Nonostante il blocco navale imposto dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, tre petroliere hanno attraversato il passaggio strategico, segnalando crepe nell’efficacia delle misure restrittive e mantenendo aperta una delle principali arterie energetiche globali. Tra queste, anche una nave riconducibile alla Cina, elemento che rafforza il peso geopolitico della crisi.

Parallelamente, la diplomazia internazionale si muove su più livelli. A Parigi è prevista una conferenza tra Paesi definiti “non belligeranti”, con l’obiettivo di costruire una missione multilaterale a carattere difensivo per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto. L’iniziativa, promossa da Francia e Regno Unito, si presenta come alternativa autonoma rispetto alla presenza statunitense nell’area.

Sul fronte politico globale, la Cina prova a inserirsi come mediatore. Il presidente Xi Jinping ha avanzato una proposta articolata per la stabilità del Medio Oriente, fondata su sovranità nazionale, diritto internazionale e equilibrio tra sicurezza e sviluppo. Un segnale diretto tanto agli attori regionali quanto alle grandi potenze coinvolte.

Intanto, le distanze tra Washington e Teheran restano profonde. Gli Stati Uniti hanno respinto l’offerta iraniana di sospendere temporaneamente il programma nucleare, ritenendola insufficiente rispetto alle proprie richieste. L’Iran, dal canto suo, quantifica in circa 270 miliardi di dollari i danni subiti e inserisce il tema delle riparazioni tra le priorità negoziali.

Non manca lo scontro politico interno e internazionale. Il vicepresidente americano JD Vance ribadisce che l’iniziativa spetta a Teheran, accusata di aver destabilizzato il mercato energetico globale, e interviene anche nel dibattito con il Vaticano, invitando il Papa a limitarsi alle questioni morali.

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