VOCE
LA SENTENZA
15.04.2026 - 08:20
La lunga contesa tra Porto Tolle e Porto Viro sul terminal Adriatic Lng si chiude con una sentenza definitiva. Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dal Comune di Porto Viro, confermando l’attribuzione dell’impianto offshore a Porto Tolle. La decisione, pubblicata ieri, mette la parola fine a una vicenda che per anni ha attraversato le aule della giustizia amministrativa e il confronto istituzionale nel Delta del Po.
La disputa affonda le sue radici nel riordino della fiscalità sulle piattaforme marine. Per lungo tempo, infatti, era stato il Comune di Porto Viro a incassare le entrate legate al rigassificatore. Il quadro cambia con il decreto interministeriale del 2022, che introduce un criterio uniforme per individuare i Comuni destinatari del gettito dell’imposta immobiliare sulle piattaforme marine. Con quell’atto, il terminal Adriatic Lng viene attribuito a Porto Tolle. Porto Viro decide di impugnare il provvedimento davanti al Tar del Lazio, sostenendo che non fosse stato adeguatamente considerato il legame storico e territoriale con l’impianto, a partire dalla riscossione dei tributi negli anni precedenti e dalla presenza delle infrastrutture sulla terraferma.
Il tribunale amministrativo respinge il ricorso nel 2024, ritenendo legittima l’impostazione adottata dallo Stato. Da lì l’appello al Consiglio di Stato, ultimo grado di giudizio. All’udienza del 26 marzo scorso la causa era stata trattenuta in decisione. Con la sentenza ora pubblicata, i giudici hanno confermato integralmente la decisione di primo grado, accogliendo di fatto le tesi difensive sostenute da Porto Tolle e ritenendo corretto e tecnicamente attendibile il criterio utilizzato per attribuire il rigassificatore.
Nella motivazione viene chiarito come anche l’eventuale utilizzo di metodi alternativi non avrebbe portato a un esito diverso, escludendo così la possibilità di ricondurre l’impianto al territorio di Porto Viro. Il Consiglio di Stato ha inoltre condannato il Comune di Porto Viro al pagamento delle spese processuali, comprese quelle di lite, quantificate in 4mila euro, oltre agli altri oneri di causa.
Per Porto Tolle si tratta anche di una partita economica, seppur contenuta: il gettito dell’imposta sulle piattaforme marine legato all’impianto si aggira attorno a 40mila euro l’anno, una cifra limitata ma destinata ora a consolidarsi in via definitiva.
Soddisfazione arriva dal sindaco Roberto Pizzoli, che parla di un risultato atteso: “Non abbiamo mai avuto dubbi. Si consolida una posizione che abbiamo sempre difeso, anche perché si tratta di un’entrata importante per il nostro bilancio legata all’Impi. C’è soddisfazione per il risultato legale e voglio esprimere il mio ringraziamento agli uffici e agli avvocati”.
Di tutt’altro tono la replica del sindaco di Porto Viro Mario Mantovan: “Una decisione che era nell’aria. Il cambio del metodo di misurazione dalla costa rendeva abbastanza chiaro quale sarebbe stato l’esito”, commenta, sottolineando però come “quello che lascia amarezza è altro”. Mantovan punta il dito sulle aspettative create negli anni: “Qualcuno aveva rassicurato che a Roma avremmo vinto. Così non è stato. Porto Viro ha dato tanto, abbiamo un archivio pieno di faldoni su questa piattaforma e un gasdotto che attraversa il nostro territorio, con tutte le prescrizioni che comporta. Nel tempo sono state affrontate scelte difficili, anche con responsabilità personali”.
Il sindaco evidenzia quindi il tema delle compensazioni economiche, lamentando come al Comune non sia arrivato alcun riconoscimento: “Nell’ultima ripartizione delle risorse 300mila euro sono andati a Cavarzere, 500mila al Parco e 500mila alla Provincia, mentre a Porto Viro zero. Siamo il Comune che più ha dato per la costruzione della piattaforma eppure siamo stati, nei fatti, ignorati”. Da qui una presa di posizione netta: “Non è accettabile. Il problema è stata una contrattazione che ha penalizzato il territorio che più ha dato. Ma questo non significa stare zitti. Porto Viro merita rispetto e compensazioni adeguate. Siamo amareggiati e dispiaciuti”.
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