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Imprenditore ucciso da un incidente in Ghana

Non pareva nulla di grave, poi il repentino peggioramento

Imprenditore ucciso da un incidente in Ghana

Saranno celebrati mercoledì 15 aprile alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di San Silvestro Papa ad Albina di Gaiarine (Treviso), i funerali di Federico De Carlo, imprenditore di 40 anni morto lo scorso 15 gennaio in Ghana in seguito alle conseguenze di un incidente stradale.

Originario di Gaiarine, De Carlo si era trasferito da tempo a Sekondi-Takoradi, seconda città del Paese africano, dove lavorava nell’azienda di famiglia attiva nel settore del legno. La realtà imprenditoriale era stata avviata dal padre e nel tempo aveva consolidato la propria presenza nel territorio.

Secondo quanto ricostruito, la sera del 15 gennaio il 40enne si trovava con gli operai dell’azienda e, terminata la giornata di lavoro, si era messo alla guida per rientrare a casa. A pochi metri dall’abitazione è rimasto coinvolto in un incidente stradale che inizialmente non aveva destato particolare preoccupazione. L’uomo era infatti riuscito a rientrare autonomamente.

Nel corso della notte, tuttavia, le sue condizioni sono peggiorate. Il decesso è sopraggiunto poche ore più tardi, a causa delle conseguenze di un trauma toracico e polmonare riconducibile all’impatto.

Dopo settimane di accertamenti e pratiche burocratiche, i familiari sono riusciti a ottenere il rimpatrio della salma, rendendo possibile l’organizzazione delle esequie nel paese d’origine, dove la famiglia De Carlo è conosciuta. A piangere Federico sono i genitori, il fratello, oltre a parenti e amici. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dalle istituzioni locali. Il sindaco di Gaiarine, Diego Zanchetta, ha espresso vicinanza alla famiglia a nome dell’amministrazione e della comunità.

La cerimonia funebre si terrà nella frazione di Albina, dove il 40enne era cresciuto. La famiglia ha chiesto di non inviare fiori, invitando chi lo desidera a compiere opere di bene. Sull’epigrafe è riportata una citazione di Sant’Agostino: "Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora".

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