VOCE
turismo e guerra
16.04.2026 - 10:00
La crisi in Medio Oriente “dirotta” i viaggiatori e penalizza qualche destinazione in favore di altre, ma non blocca la voglia di viaggiare che gli italiani - e i polesani non fanno differenza - mantengono intatta. Anche se qualche imprenditore del settore dei viaggi lamenta una fatica, che si potrebbe tradurre in un calo nei bilanci della agenzie di viaggio.
Nicola Guarnieri, titolare di Fulvia Tour, si trova in Cina con un gruppo di viaggiatori: “Siamo in piazza Tien an men. Abbiamo volato con Emirates da Venezia a Dubai. Unico inconveniente è che per evitare il Libano hanno tagliato dal Mar Rosso per evitare la rotta più calda. Ma siamo andati anche più veloci”.
Paradossalmente le agenzie turistiche in questo periodo possono anche godere di un’attenzione maggiore da parte dei viaggiatori, che per non incappare in incidenti tipici del “fai da te” si affidano a tour operator in grado di proteggerli in caso di inconvenienti.
“Noi non portiamo in giro la gente a caso - aggiunge Guarnieri - Con i voli non ci sono problemi al momento. Certo, se dovesse continuare la guerra, tra maggio e giugno potrebbero sorgere inconvenienti, ma al momento stiamo vendendo viaggi di gruppo in Uzbekistan, in Europa e fuori Europa. La programmazione dell’inverno, invece non prevede Dubai, Oman, Medio Oriente e Giordania. Abbiamo ‘dirottato’ i nostri clienti in Sudafrica, Giappone, America e Sudamerica”.
Insomma, non è più lo shock del Covid, quello della guerra in Ucraina. Pare che chi è abituato a viaggiare oramai faccia i conti con la crisi perenne. “Il settore più penalizzato in caso di crisi economica o geopolitica è quello dei viaggi - premette Giada Banin de L’ufficio dei viaggi, che ha sede a Porto Viro - Bisognerebbe invece urlare a tutta voce che tutto sta funzionando come se non fosse successo nulla. Il carburante c’è e al limite i voli durano un’ora in più perché gli aerei fanno un giro diverso. Abbiamo carburante a sufficienza. Quello che posso dire è invece che il cliente medio che viaggia ‘low cost’ potrà avere qualche brutta sorpresa. Noi invece dormiamo sonni tranquilli perché lavoriamo con l’assicurazione e con rotte sicure. Già a Pasqua molti clienti sono volati su Dubai, mentre nei mesi estivi si sceglie la Grecia, la Spagna e le crociere. Ma anche Kenya, Zanzibar Madagascar, New York e Miami”.
Certo, si entra in agenzia viaggi con più cautela. “Le prenotazioni sono diminuite del 50% - continua Banin - rispetto all’anno scorso. Chi è abituato a viaggiare, si documenta, e non si lascia prendere dal panico. Proponiamo Egitto, Turchia. Io stessa venerdì partirò con un gruppo per l’India. E con lo scoppio della guerra abbiamo, faccio un esempio, fatto al volo un cambio perché invece di fare scalo a Doha per tre giorni, abbiamo prenotato un diretto via Roma. Riprotetti tutti i clienti e risparmiato pure”.
L’Italia si avvantaggia di questa crisi geopolitica che fa tremare il mondo? “Le mete italiane vanno sempre bene, vendiamo molta Sardegna, Sicilia e chi prenota in anticipo ha ancora dei vantaggi sui prezzi. Speriamo che aprano lo stretto di Hormuz, perché parecchi tour operator hanno introdotto una tassa ‘crisi di Medio Oriente’, che varia in base alla destinazione finale. Noi tendiamo a bloccare il prezzo così il cliente non subisce l’oscillazione del prezzo del carburante. Una sorta di ‘tasso fisso’”.
Mai perdere la voglia, insomma, è la spinta per superare qualsiasi crisi. E bloccare la voglia di viaggiare e di scoprire il mondo, è uno dei risvolti più deprimenti della guerra.
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