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Hormuz “piega” il mais il Polesine sceglie la soia

L'allarme di Cia

Hormuz “piega” il mais il Polesine sceglie la soia

Meno mais e più soia: Hormuz cambia anche il sistema dell’agricoltura polesana. Fino a qualche anno fa il mais era la coltivazione principale del Polesine, con 20mila ettari dedicati. Questa primavera, anche a motivo delle tensioni in Medio Oriente (con lo Stretto di Hormuz di fatto nuovamente chiuso), e conseguente impennata dei costi del gasolio agricolo e dei fertilizzanti, Cia Rovigo registra fino ad un -30% di semine di granoturco in tutta l’area rispetto al 2025.

Le ultime quotazioni danno lo stesso gasolio agricolo a 1,45 euro al litro (più Iva), quando veniva 0,70 centesimi fino ad un paio di mesi fa. L’urea, concime necessario per un buono sviluppo vegetativo della pianta, oggi costa 85 euro al quintale (più Iva), a fronte di 40 euro al quintale nel 2018. “In questa fase di programmazione gli agricoltori stanno prediligendo la soia piuttosto che il mais - spiega il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini - vero che rende di meno, ma ci si espone economicamente in maniera più controllata: servono minori quantitativi di fertilizzanti, oltre che di acqua”.

Pure il prezzo del mais, peraltro, è in costante fluttuazione, e non sempre al rialzo. Oggi nelle Borse Merci si attesta a 24 euro al quintale; tuttavia, al produttore rimangono soltanto tra i 15,5 e i 16 euro al quintale. A dire che il gioco non vale la candela. Non solo. Come osserva Faccini, “è difficile prevedere quale sarà l’andamento dei prezzi a settembre, al momento del conferimento del granoturco. Davanti a tali incognite, gli imprenditori agricoli virano su piani che siano meno rischiosi possibile. In tutto questo, però, si pone un grosso problema, poiché il mais è strategico per il settore della zootecnia”.

Per quanto riguarda la soia, invece, Cia Rovigo stima una crescita di un 30%, per complessivi 30mila ettari in provincia. Le primissime semine sono in agenda a fine aprile, e andranno avanti fino alla metà di maggio. Fra le altre colture alternative al mais, stanno prendendo piede il girasole e, seppur in minima parte, il sorgo. “Oggi più che mai l’agricoltore cerca di minimizzare le perdite”, spiega il presidente. “Si tratta di un cambio epocale per un’area, quella del Polesine, storicamente vocata proprio al mais”. “Al mondo della politica - conclude - chiediamo un costante sostegno. L’agricoltura è anzitutto valorizzazione e cura del territorio in cui viviamo”.

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