VOCE
Le opinioni
19.04.2026 - 07:48
I recenti episodi di insubordinazione e il tentativo di fuga dal carcere minorile di via Verdi riportano sotto i riflettori il tema della sicurezza in città. Ma qual è la percezione di chi vive e lavora quotidianamente nella zona?
Per molti esercenti, il clima non sembra essere cambiato in modo significativo. Silvio, titolare di Uova e Farina, spiega: “Noi ci sentiamo sicuri, anche perché siamo abituati a questa situazione, un po’ come quando c’era il vecchio carcere. Le urla si sentono, ma nulla di diverso da prima. Anzi, con telecamere e sorveglianza ci sembra ci sia più controllo rispetto a quando la zona era più buia. Oggi c’è sempre qualcuno che vigila, quindi ci sentiamo più sicuri”. E aggiunge: “La percezione non è cambiata, anche perché non si sente nulla di preoccupante: sono situazioni abbastanza innocue”.
Una posizione simile arriva anche da Ilaria del bar Hilary: “In questa zona mi sento più sicura da quando c’è il carcere, perché c’è più presenza delle forze dell’ordine. Arrivo al lavoro alle 5:15 del mattino e mi sento più serena”. Tuttavia riconosce: “Credo sia un problema più diffuso in città. Servirebbero forse più controlli, perché a volte basta poco per trovarsi in situazioni spiacevoli”.
Diverso il punto di vista di chi pone l’accento sulla scelta urbanistica. Miranda di ArtRoom è netta: “Non direi che sia cambiato qualcosa nella percezione di sicurezza. Non ho mai creduto nel carcere in centro città e questa esperienza lo conferma. Non è tanto una questione di sicurezza, quanto di una scelta che non mi sembra in linea con le politiche generali. Credo porti soprattutto disagio e uno svuotamento degli spazi, quando quell’area poteva essere utilizzata per altri scopi, come un ampliamento del tribunale”. E prosegue: “La città è già in grande sofferenza, con molti spazi vuoti e attività che chiudono. Forse è presto per valutare, ma resto dell’idea che non sia stata la scelta giusta”.
Sulla stessa linea anche Giampietro Berti, presidente dell’Ordine degli avvocati con lo studio proprio in via Mazzini: “Non è un problema di sicurezza, perché la struttura è adeguata e il personale è preparato. Il punto è che non ho mai ritenuto questa la collocazione giusta per un carcere”.
E ancora: “Non rappresenta un’opportunità né un elemento di crescita per Rovigo, che già vive una situazione difficile. Il carcere non è e non sarà mai una risorsa. Doveva essere realizzato fuori città, destinando quell’area all’ampliamento del tribunale. Non è quindi una questione di sicurezza, ma di scelta urbanistica sbagliata”.
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