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GUERRA

Carburanti alle stelle, cibo sempre più caro

La crisi in Medio Oriente spinge prezzi e inflazione

Carburanti alle stelle, cibo sempre più caro

La nuova escalation in Medio Oriente, con la chiusura dello Stretto di Hormuz e il blocco delle forniture energetiche dai Paesi del Golfo, sta provocando un’impennata dei costi dei carburanti. L’effetto si riflette con forza sull’economia reale e in particolare sulla filiera alimentare, dove il trasporto su gomma rende i prezzi fortemente dipendenti da diesel e benzina. L’analisi di Assoutenti, basata sui dati Istat, evidenzia un aumento diffuso dei listini, con ripercussioni dirette sui consumatori.

Tra i prodotti più colpiti emergono le melanzane, che registrano l’incremento più marcato con un rialzo superiore al venti per cento su base annua. Subito dopo si collocano i piselli, anch’essi interessati da un aumento significativo nel giro di un mese. L’ondata dei rincari coinvolge anche la frutta, in particolare i piccoli frutti come mirtilli, lamponi e ribes, insieme a ortaggi di largo consumo come zucchine e pomodori, che continuano a salire nei prezzi al dettaglio.

La pressione sui costi non si limita al comparto ortofrutticolo. Anche uova e carni mostrano incrementi rilevanti, con aumenti che interessano sia il bovino sia l’ovino. Crescono inoltre i prezzi di diversi prodotti agricoli stagionali, segnale di una tensione diffusa lungo tutta la catena distributiva.

Parallelamente, l’impatto della crisi energetica si estende anche ad altri settori. I gioielli subiscono forti rincari trainati dall’aumento delle quotazioni dell’oro, mentre i voli nazionali registrano un sensibile aumento dei prezzi, complice il periodo pasquale e il caro carburante aereo. Incrementi si rilevano anche nei servizi di spedizione e nei materiali per il riscaldamento domestico, come legna e pellet.

Di fronte a questo scenario, il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, richiama la necessità di un intervento pubblico, sottolineando come l’aumento dei carburanti stia aggravando in modo particolare i costi di trasporto dei prodotti freschi. Da qui la richiesta di prorogare il taglio delle accise e intensificare i controlli per evitare fenomeni speculativi.

Le prospettive sull’inflazione restano incerte. Secondo Istat, il 2026 potrebbe chiudersi con un incremento dei prezzi compreso tra l’1,5% e il 2,2%, a seconda dell’andamento nei prossimi mesi. Più cauta la visione del Fondo monetario internazionale, che attraverso le analisi di Alfred Kammer avverte del rischio di un rallentamento economico in Europa, accompagnato da una crescita dell’inflazione. Lo shock energetico, seppur meno intenso rispetto a quello del 2022, continua infatti a pesare sulla crescita e sul potere d’acquisto delle famiglie.

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