VOCE
adria
20.04.2026 - 18:29
L’ombra della Camorra nell’acquisto del Cantiere Navale Vittoria di Adria, l’ombra del traffico illegale di armi e motovedette con la Libia e l’attentato sotto casa di Sigfrido Ranucci del 16 ottobre 2025. Nonostante la diffida a mandare in onda il programma da parte dello studio legale Lambertini e associati di Verona, la trasmissione Report è andata in onda domenica sera 19 aprile e ha creato un secondo scossone attorno ai cantieri di Adria, comprati il 16 settembre 2024 dal geologo Roberto Cavazzana all’asta per 8,2 milioni di euro dalla famiglia Duò. Report mette in dubbio la provenienza della liquidità necessaria all’acquisto e la liceità dei fondi.
I Cantieri Vittoria replicano con un comunicato stampa che parla di “danno reputazionale” e di infondatezza della narrazione.
“In relazione al servizio andato in onda nella trasmissione Report e agli articoli di stampa che ne sono seguiti - si legge nella nota - si rileva come la ricostruzione proposta risulti confusa, fumosa e priva di elementi oggettivi, costruita più su accostamenti suggestivi che su fatti verificabili: temporalità distorta, vengono richiamati episodi risalenti al 2017, riferiti a una precedente proprietà, senza alcuna distinzione rispetto all’attuale gestione; con le imprese edili richiamate si confondono attività tra loro diverse e ordinarie: forniture in subappalto e incarichi di verifica tecnica e contabile vengono rappresentati come un sistema unitario, quando si tratta di ruoli distinti e tipici di qualsiasi filiera industriale; vengono evocati soggetti e contesti del tutto estranei, senza alcun rapporto diretto o indiretto con l’attività svolta; nel racconto non emergono fatti specifici, violazioni o responsabilità concrete, ma una costruzione narrativa che lascia intendere senza mai dimostrare”.
Nella nota i vertici di Cantieri Navali smontano il “racconto” di Daniele Autieri e di Report, “che confonde piani temporali, ruoli e responsabilità, con un evidente scarto tra ciò che viene insinuato e ciò che è effettivamente riscontrabile. Si ribadisce che le risorse impiegate sono esclusivamente proprie; i finanziamenti e i flussi economici sono certificati e tracciati, nel rispetto della normativa vigente; i rapporti intercorsi con le aziende richiamate rientrano in una filiera industriale ordinaria, trasparente, con ruoli distinti e verificabili”.
Di danno reputazionale parla ancora Cnv: “Con riflessi sull’attività industriale, sui rapporti con partner, istituzioni e sistema bancario, nonché sulla percezione pubblica di una realtà produttiva radicata nel territorio”. La nota precisa che il precedente amministratore Francescomaria Tuccillo è stato revocato per “criticità gestionali emerse e per comportamenti poco chiari e trasparenti”, mentre si insinua che sono in corso “approfondimenti e verifiche interne, anche con il supporto di consulenti, finalizzati ad accertare in modo preciso le responsabilità e i relativi impatti economici”.
Sulle vicende del Cantiere Vittoria indaga la direzione distrettuale antimafia di Venezia e anche su questo punto il management di Cnv è sicuro che “le indagini e le verifiche in corso consentiranno di fare piena chiarezza e di riportare la questione su un piano di realtà, lontano da ricostruzioni suggestive”.
I legali dell’azienda e dei suoi rappresentanti, lo dimostra la diffida inviata il 18 aprile alla redazione di Report, per tentare di frenare la messa in onda, sono al lavoro per una “controffensiva”. “Verranno intraprese tutte le opportune iniziative a tutela, nelle sedi competenti, incluse Procura della Repubblica e Agcom, anche al fine di accertare le responsabilità connesse alla diffusione di informazioni idonee a ledere la reputazione aziendale”.
E infine Cnv ribadisce: “La realtà, peraltro, è molto più semplice di quanto rappresentato: sono state impiegate risorse private per rilevare e salvaguardare un’azienda del territorio, con le sue competenze e le sue famiglie, avviandone il rilancio industriale. Una realtà concreta, fatta di lavoro e responsabilità, che evidentemente non trova spazio in una narrazione che preferisce la fumosità apparente alla verità dei fatti”.
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