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Denudata con l'Ia, le foto nelle chat

Lei fa denuncia, responsabili individuati

Addio smartphone: solo due ore al giorno

Immagini manipolate con l’intelligenza artificiale e diffuse nelle chat scolastiche. È quanto emerso in un istituto della provincia di Ferrara, dove la Polizia di Stato ha avviato un’indagine che ha portato alla denuncia di quattro studenti, tutti maggiorenni, ritenuti responsabili della diffusione illecita di contenuti alterati ai danni di una compagna.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Questura, l’episodio ha avuto origine dalla segnalazione giunta all’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. L’immagine della ragazza sarebbe stata prelevata dal suo profilo Instagram e successivamente modificata attraverso strumenti di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di alterarla e farla apparire in una versione non reale e lesiva della dignità personale. Ossia, nuda.

Il contenuto così ottenuto sarebbe stato poi condiviso in gruppi WhatsApp e Telegram, ampliandone rapidamente la diffusione. Le indagini hanno consentito di risalire ai presunti responsabili, che sono stati segnalati all’autorità giudiziaria.

La vicenda riporta l’attenzione sul fenomeno dei cosiddetti “deepfake”, ovvero contenuti digitali creati o modificati con tecnologie di intelligenza artificiale in modo da risultare realistici. Secondo quanto evidenziato anche da recenti studi e rapporti internazionali, tali strumenti sono sempre più accessibili e permettono di generare immagini o video partendo da materiali reperibili online, con un impatto potenzialmente significativo sulla sfera personale delle vittime.

Le forze dell’ordine sottolineano come la rapidità di diffusione attraverso le piattaforme di messaggistica renda particolarmente complesso contenere questi contenuti una volta condivisi. L’attenzione è rivolta in particolare agli ambienti giovanili, dove l’uso improprio delle tecnologie può avere conseguenze rilevanti.

Sul tema si sono espressi anche organismi nazionali e internazionali, evidenziando i rischi connessi alla diffusione non autorizzata di immagini manipolate e alle possibili violazioni della privacy. Il Garante per la protezione dei dati personali ha richiamato l’attenzione sull’utilizzo di applicazioni che consentono di alterare volti e corpi senza consenso, mentre studi recenti hanno segnalato la crescente disponibilità di strumenti di questo tipo.

La Questura ribadisce l’importanza della prevenzione e della collaborazione tra istituzioni, famiglie e scuola, invitando a segnalare tempestivamente situazioni analoghe per consentire interventi rapidi e mirati. Le indagini sul caso sono state trasmesse all’autorità giudiziaria per gli ulteriori sviluppi.

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