VOCE
RIFORNIMENTI
20.04.2026 - 13:49
La nuova impennata del prezzo del carburante, alimentata dalle tensioni in Medio Oriente e dalla chiusura dello stretto di Hormuz, trascina il settore dell’autotrasporto italiano verso una fase critica. Secondo le stime della Cgia di Mestre, entro la fine del 2026 oltre un’impresa su cinque rischia la chiusura, schiacciata da costi ormai fuori controllo e margini sempre più ridotti.
Il nodo principale resta la sostenibilità economica. Nel comparto, il gasolio rappresenta circa un terzo dei costi operativi, una quota che diventa insostenibile quando il prezzo supera la soglia dei due euro al litro. L’aumento medio registrato dall’inizio della crisi sfiora il 24%, un rincaro che le aziende faticano ad assorbire, anche a causa di contratti siglati mesi prima e difficili da rinegoziare. Il risultato è una pressione crescente sulla liquidità, con imprese costrette ad anticipare spese sempre più elevate senza poterle trasferire sui clienti.
Il confronto con la fine del 2025 evidenzia un’accelerazione impressionante. In pochi mesi, il prezzo del diesel è salito di circa 50 centesimi al litro, pari a un incremento del 30%. Per un mezzo pesante, un pieno standard ha superato i mille euro, con un aggravio significativo rispetto allo scorso anno. Su base annua, la spesa complessiva per il carburante rischia di crescere di quasi 17.500 euro per veicolo, una cifra che mette a dura prova anche le aziende più strutturate.
Questa emergenza si inserisce in una crisi di lungo periodo. Negli ultimi dieci anni, il numero di imprese attive nel trasporto su strada è già sceso drasticamente, passando da 87mila a poco più di 67mila. L’attuale shock energetico rischia di accelerare ulteriormente questo processo, erodendo il tessuto produttivo e riducendo la competitività del settore.
Le difficoltà non sono uniformi sul territorio. Il Centro-Nord appare più esposto, anche per la forte concorrenza dei vettori stranieri, in particolare dell’Est Europa. Alcune aree registrano cali consistenti del numero di imprese, mentre poche realtà mostrano segnali di crescita. Tra le province con la maggiore concentrazione di aziende spicca Napoli, seguita da Milano e Roma, poli centrali di un comparto sempre più sotto pressione.
Dal fronte associativo arrivano richieste urgenti di intervento. Anita lancia l’allarme sull’equilibrio finanziario delle imprese e sollecita misure correttive immediate, denunciando l’inefficacia del taglio temporaneo delle accise. Tra le proposte, l’introduzione di un credito d’imposta per compensare i mancati rimborsi e ristabilire condizioni di equità per le aziende più penalizzate.
A livello europeo si apre uno spiraglio con l’ipotesi di un quadro temporaneo di aiuti che consentirebbe agli Stati membri di sostenere il settore. Intanto, la crisi sta producendo effetti indiretti anche sul mercato: il divario tra motori tradizionali ed elettrici si amplia, con i costi di rifornimento dei veicoli a batteria oggi inferiori di oltre il 50% rispetto al diesel, accelerando una transizione già in corso ma ancora lontana dal diventare dominante.
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