VOCE
L'allarme
28.04.2026 - 22:00
Nell’ultimo decennio la provincia di Rovigo ha perso quasi mille negozi, praticamente due su dieci. Le serrande che si sono abbassate per non rialzarsi più, fra 2015 e 2025, infatti, sono state 964, con un calo pari addirittura al -19%. Si tratta della flessione percentuale più alta di tutto il Veneto, che pure in 10 anni ha visto scomparire quasi diecimila attività commerciali, 9.952 negozi che si sono persi dal 2015, e della quinta a livello nazionale: peggio di noi fanno solo Ancona con il -21,3%, Pesaro-Urbino con il -20%, Mantova con il -19,9% e Macerata con il -19,4%.
Numeri che colpiscono come uno schiaffo anche se purtroppo non sono una novità, visto che la desertificazione commerciale a Rovigo e provincia è in atto da tempo. Con tutto quello che ne consegue non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale. Ad analizzare lo stato di salute del commercio locale, e il referto è che sta decisamente male, è Nomisma, con la prima edizione dell’Osservatorio reciprocità e commercio locale.
“Oltre 86mila negozi di vicinato scomparsi negli ultimi 10 anni – spiega Nomisma - e il saldo negativo supera addirittura le 106mila unità rispetto al picco del 2018. Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento”.
Ecco, a livello nazionale il calo medio è del -6,7% negli ultimi 10 anni, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione. Rovigo, quindi, vede le attività commerciali sparire ad una velocità più che tripla. Del resto, anche dal punto di vista economico e demografico tutti gli indici sono in calo. Un declino che si riflette anche nelle vetrine.
L’aspetto più preoccupante è che, in realtà, nonostante il calo delle attività, il numero delle persone occupate nel commercio è in aumento, una sorta di “effetto catena”, ma soprattutto di “turistizzazione” che si può notare soprattutto nelle grandi città. Non da queste parti, dove ancora una volta si va in controtendenza rispetto al dato nazionale e regionale.
In Veneto, comunque, la flessione commerciale è forte anche a Belluno, con il -18,5% e 750 negozi chiusi in dieci anni, poi Treviso con -14,5% e 2.046 negozi persi, Padova col -12,5% e 2.074 attività chiuse, Vicenza col -9,8% e 1.316 realtà commerciali in meno, Verona col -9,3% e 1.266 negozi in meno e Venezia col -5,9% e 1.536 saracinesche abbassate.
A fronte di una crescita degli addetti nel comparto del +21,2% a livello nazionale, anche tutte le province venete sono in positivo: +22,9% a Vicenza, +22,2% a Verona e +18,1% a Treviso, +16,5% a Venezia. Solo a Rovigo si registra una dinamica debole. Nel complesso, gli addetti che operano nel settore del commercio locale del Veneto nel 2025 sono 251mila.
A fronte di un simile quadro, verrebbe da pensare che almeno i prezzi degli affitti commerciali possano essere crollati, così da innescare una dinamica positiva di ripresa. Invece nemmeno questo: paradosso dei paradossi, a fronte di una crescita dei canoni di locazione del 12,9% a livello nazionale, a Rovigo è stata del 28,2%. Il valore più alto del Veneto, con Treviso al 26,1%, Belluno al 24,5% a Verona del 21,9% a Padova del 21,8%, a Vicenza del 20,9% e a Venezia solo del 13,8%, anche se la base di partenza, ovviamente era più alta. Questa è già una prima risposta al perché delle tante vetrine vuote. Ma, ovviamente, non l’unica.
A livello settoriale, su scala nazionale, evidenzia Nomisma “il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande (più di 55.000 unità in più nel periodo di osservazione) confermandosi il comparto più dinamico. La flessione riguarda in particolare le attività nei settori cultura e svago (-28,0% per numero di esercizi, -19,5% gli addetti) e tessile-abbigliamento (rispettivamente -21,4%, -6,1%), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Nello specifico, nel tessile, abbigliamento e accessori il saldo negativo è pari a 55.570 unità”.
Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia (-2,3% quanto a unità, +21,4% gli addetti) e da quello legato alla cura della persona (+0,4%, +27,5%) trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi.
E’ però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con forti aumenti sia nel numero delle unità locali (+26,2%) sia degli addetti (+69,4%).
La Voce nuova | Direttore responsabile: Alberto Garbellini
Editrice Editoriale la Voce Soc. Coop. | Piazza Garibaldi, 17 - 45100 Rovigo Telefono 0425 200 282 - Fax 0425 422584 - email: redazione.ro@lavoce-nuova.it
Per la tua pubbicita' su questo sito: commerciale.ro@lavoce-nuova.it
Editrice: Editoriale La Voce Società Cooperativa. “La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo.” Redazione: piazza Garibaldi 17, 45100, Rovigo tel. 0425 200282 e:mail: redazione.ro@lavoce-nuova.it sito: www.lavocedirovigo.it
Pubblicità locale: Editoriale La Voce Soc. Coop. Divisione commerciale Piazza Garibaldi 17 - 45100 Rovigo - Tel. 0425 200282. Pubblicità Nazionale: MANZONI & C. S.p.A. Via Nervesa, 21 - 20139 Milano - Tel. 02 574941 www.manzoniadvertising.com Stampa: Tipre srl Luogo di stampa: via Canton Santo 5 Borsano di Busto Arsizio. POSTE ITALIANE S.P.A. - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004, n.46) art. 1, comma 1, DCB (Ro). Testata registrata “La Voce Nuova” Registrazione del Tribunale di Rovigo n. 11/2000 del 09/08/2000.
Testata aderente all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria www.iap.it. Iscrizione al ROC n. 23289. Associata FILE 