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le grandi mostre

Ecco i giganti dell’impressionismo

“Zandomeneghi e Degas” fra Firenze e Parigi. Muraro: “Nuovo capitolo di una storia di successi”

Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas sono i protagonisti della nuova mostra di palazzo Roverella, “Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi”, che apre i battenti al pubblico. Oggi la presentazione a palazzo Roncale, domani l'apertura al pubblico.

Zandomeneghi e Degas, ovvero storia di una grande liaison artistica e umana, che ha contribuito a rinnovare la visione artistica europea tra Ottocento e Novecento. Continua, infatti, il filone di successo scelto dagli organizzatori, che ha proiettato le esposizioni del Roverella come tra le migliori in Italia. “Un altro episodio di una storia di successi, che parte dal desiderio di fare non solo divulgazione ma anche ricerca”, ha introdotto Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, promotore in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e per la produzione di Silvana Editoriale. “Senza trascurare - ha proseguito Muraro - l’indotto economico che supera l’investimento e il rapporto istituzionale che continua a rafforzarsi”.

Il sindaco Valeria Cittadin, confermando la positiva ricaduta sui commercianti, che “soffrono dell’interruzione fra una mostra e l’altra”, ha poi sottolineato il rilievo della nuova rassegna “per l’incontro fra due grandi autori di un periodo artistico molto amato e conosciuto come l’impressionismo”, pienamente condivisa da Michele Coppola, direttore esecutivo per l’arte, cultura e beni storici di Intesa Sanpaolo. Pier Luigi Bagatin, presidente dell’Accademia dei Concordi, ha invece colto l’occasione per ricordare i vent’anni del debutto espositivo di Palazzo Roverella, oltre ad altri importanti traguardi culturali rodigini presenti e futuri, “dall’attuale mostra dedicata al nostro grande scrittore polesano Gian Antonio Cibotto, a palazzo Roncale, all’esposizione della parte della Bibbia istoriata accademica a Padova, oltre ai quasi ultimati lavori nel cortile interno del Roverella, che libereranno spazio espositivo al piano nobile”.

La curatrice Francesca Dini ha illustrato il percorso espositivo e le tematiche approfondite. “Con il produttore Silvana Editoriale volevamo una mostra che coniugasse spettacolarità e ricerca. Raggiunta la prima con la scelta di due artisti molto apprezzati, la ricerca è stata volta a mettere in luce il rapporto di amicizia e affinità artistica attraverso un confronto tra le loro opere; confronto reso possibile grazie a prestiti eccezionali di importanti musei e collezioni nazionali ed internazionali”. “Ciò ha permesso - ha proseguito la critica d’arte - sia di qualificare meglio l’impressionismo di Zandomeneghi e il rapporto con il suo mentore francese, sia di dimostrare legami inediti dello stesso Degas con il gruppo fiorentino dei Macchiaioli”.

La mostra, suddivisa in cinque sezioni, prende l’avvio proprio dagli anni di formazione in Italia del futuro caposcuola impressionista (nel periodo 1858-1859), con un focus su Firenze e l’iconico caffè Michelangelo, ritrovo patriottico ed artistico, tra cui i “pittori della macchia”, che frequentava Zandomeneghi. E qui avvenne l’incontro fra i due artisti, che avrebbe dato vita ad un’amicizia sui generis, essendo entrambi di carattere non facile, ma duratura fino alla morte, avvenuta nello stesso anno (1917) a tre mesi di distanza.

L’esposizione prosegue approfondendo gli anni italiani del pittore veneziano, diviso tra impegno politico - tra i volontari della seconda guerra d’Indipendenza e a fianco di Garibaldi in Sicilia - e la formazione artistica sotto l’influenza dei macchiaioli, per proseguire nella terza sezione dedicata al trasferimento di Zandomeneghi a Parigi e alla sua conseguente “conversione” all’impressionismo, sotto l’egida del suo “maestro” Degas.

La quarta sezione ci svela un Zandomeneghi in piena maturità tra suggestioni impressioniste e la sua personale cifra, memore del cromatismo veneziano, che lo porterà negli anni della maturità ad una sintesi più autonoma, da scoprire nella quinta sala. La mostra resterà aperta fino al 28 giugno.

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