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Un Ponte tra arte, spazio e pensiero

Un percorso nato da un’idea di Michele Ciolino in un dialogo con le opere nello spazio interno ed esterno

Un Ponte tra arte, spazio e pensiero

A Rovigo, città sensibile al richiamo della cultura ma al contempo assetata di nuove traiettorie creative, il vernissage che si è svolto ieri ha rappresentato molto più di una semplice inaugurazione. E’ stato un segnale, quasi un manifesto, di rinnovamento. Realizzato con rigore e visione dagli architetti Guido e Martino Pietropoli, l’evento ha saputo intrecciare linguaggi e prospettive, dando forma a un’esperienza espositiva capace di superare i confini tradizionali tra spazio, opera e pubblico.

L’ispirazione, tutt’altro che convenzionale, arriva dalla sensibilità dell’avvocato e collezionista Michele Ciolino, figura che ha saputo trasferire nel progetto una visione trasversale, in cui la formazione professionale incontra l’estetica e il collezionismo si fa narrazione condivisa partendo da una meditazione sul tema del ‘ponte’. Ne è scaturito un percorso che non si limita a esporre, ma invita a riflettere, coinvolgendo il visitatore sulla scia del colore ‘arancione’ in un dialogo continuo con le opere nello spazio interno ed esterno di Minimal Contemporary, shop e, periodicamente, galleria d’arte rodigina. Guido e Martino Pietropoli, padre e figlio, sono architetti di fama: il primo si è formato a Venezia collaborando con Carlo Scarpa. Ha insegnato in università e diretto la Scuola d'arte e mestieri di Vicenza. Con il suo studio a Rovigo ha firmato importanti progetti di recupero e riqualificazione urbana.

Martino Pietropoli è architetto, fotografo e illustratore. Ha co-fondato Runlovers, il principale sito italiano dedicato alla corsa, e pubblica la newsletter "Il Pensiero Lungo", dove scrive di cultura, arte e idee. Ha introdotto la mostra con parole di grande sensibilità, così come il padre che ha rivolto una dedica speciale alla moglie prima di coinvolgere gli intervenuti in una performance. I visitatori della mostra troveranno oggetti stampati in 3D montati su basi di legno modificate dal tempo, un segnale dei momenti che modificano le “cose”, anche le più comuni, e una diversa percezione della materialità degli oggetti. In una Rovigo che non sempre custodisce con orgoglio il proprio patrimonio culturale, il vernissage si fa notare come un laboratorio di idee dove architettura, arte e pensiero critico si fondono, aprendo scenari inediti.

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