VOCE
SANITA'
19.11.2021 - 16:46
ROVIGO - "Negli ultimi tempi si è riaccesa, in un certo qual modo, l’attenzione sull’ospedale di Adria e, più in generale, sulla sanità pubblica in Polesine. La politica adriese, in un recente consiglio comunale, ha ascoltato l'attuale Direttore generale dell'Ulss 5 e, da quanto ho potuto leggere sulla stampa, ne ha apprezzato la tabella di marcia, magari sorvolando sul fatto che l'interessata abbia dichiarato, tra l'altro, che 'un'amministrazione pubblica lavora con continuità, quindi non c'è discontinuità con Compostella…'. Il che, passatemelo, non tranquillizza affatto gli animi, stante i numerosi tagli attuati alla sanità pubblica polesana dal precedente Direttore generale".
Lo spiega Raffaele Naccari, da sempre molto attento ai temi della sanità bassopolesana. "Che la struttura ospedaliera del capoluogo etrusco non chiuderà, ritengo sia evidente ai più. Ma è altrettanto evidente che il suo destino, per nulla radioso, è segnato dall'attuale Piano socio - sanitario regionale (valido per il quinquennio 2019 – 2023) e dalle conseguenti Schede ospedaliere. Ma è l’intera sanità pubblica polesana che, in questi anni, è stata relegata al ruolo di Cenerentola. Una sanità costretta a logiche manageriali, che ne snaturano la funzione di servizio pubblico. Una sanità pubblica ridotta a un continuo confronto con i privati convenzionati. Confronto, peraltro, perso in partenza, dato che, come ha ben rilevato il sindaco Barbierato, la struttura pubblica spesso non è la prima scelta offerta all’utenza. E anche perché il privato assume il personale di cui è carente in tempi più brevi, sceglie, soprattutto, le prestazioni più redditizie e, quando ha difficoltà di qualsiasi tipo, può rimodulare, senza patemi d'animo, lo strumento in senso riduttivo".
"E, diciamolo chiaramente, il fatto che il 'pensiero' politico locale si sia appiattito sulla recitazione di peana celebrativi delle attuali Schede ospedaliere e sulla supplica che, almeno queste, vengano applicate suona come una marcia funebre per il servizio sanitario pubblico e, permettetemi di dirlo, anche per questa politica. A questo punto, è lecito domandarsi cosa ci possiamo aspettare per il futuro, dato questo stato di semi sudditanza dimostrata dalla politica polesana nei confronti della Regione. Forse che la giunta regionale modifichi l'art. 14 della legge regionale 19/2016, ridefinendo ulteriormente l'assetto organizzativo delle aziende Ulss e sopprimendo l’Ulss 5 Polesana, unificandola all'Azienda Ulss 6 Euganea? Così finiremmo per trovarci l'hub spostato a Schiavonia e l'ospedale di Rovigo ridimensionato al ruolo di spoke e le strutture di Adria e Trecenta ulteriormente sminuite e impoverite? Come reagirebbero, allora, i nostri politici in un'ipotesi del genere? Non mi meraviglierei affatto se si limitassero a chiedere i fondi per una ciclabile da Boccasette a Schiavonia".
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