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PORTO VIRO

Il Polesine sotto choc: investito e ucciso il custode del cinema che fu

Luigi Bernusso, 78 anni, aveva una collezione di 15mila pellicole originali di film d'epoca. Era stato proiezionista

Muore un pezzo di storia, di entusiasmo, un testimone dell'epoca d'oro del cinema, quando il Polesine esprimeva attori capaci di incantare le folle, i "divi" dell'epoca, come il grande Rick Battaglia, e faceva da sfondo a pellicole meravigliose. Luigi Bernusso, 78 anni, era una memoria vivente di questa età dell'oro, di una bruciante passione che lo aveva portato a diventare proiezionista sin da quando, da bambino, aveva scoperto che accostando i negativi alla abat jour di casa, otteneva enormi immagini, suggestive. La sua collezione di 15mila pellicole d'epoca, proiettori e moviole, di meravigliose locandine era un vero e proprio tempio, un paradiso degli appassionati. Luigi ha trovato la morte nella serata di venerdì 16 ottobre, verso le 18, in via Mea, nella sua Porto Viro, quando, secondo i primi riscontri, è stato travolto e ucciso da un'auto, guidata da un 64enne, mentre stava pedalando.

Questa, perlomeno, la prima dinamica della ricostruzione della tragedia. I soccorsi sono stati inutili e, ora, sull'accaduto stanno lavorando i carabinieri, accorsi sul posto. Luigi era un personaggio, un grande personaggio. Tanto che lo stesso Tpo, il Teatro polivalente di Occhiobello, negli anni scorsi, aveva raccolto la sua testimonianza, conscio di avere davanti una persona che, con i suoi occhi, aveva assistito a un'era mitica, a una epopea forse irripetibile per l'arte del cinema. Così, davanti alla telecamera che tanto amava e tanto gli aveva dato, Luigi aveva ripercorso la sua carriera.

Da quei primi giochi, di fronte alla luce di casa, alla passione divorante che lo aveva portato a frequentare i cinema, a scoprire i segreti dei proiettori, a imparare ad usarli, sino ad arrivare al primo incarico da proiezionista, al cinema Massimo di Adria, nel 1956. Poi, il grande salto e la decisione di rilevare il cinema Eden di Contarina. "Io e mia moglie - ricorda Luigi - iniziammo subito a lavorarci, con tanta passione".

Il racconto prosegue, citando alcuni film destinati a fare storia. "Si guadagnava molto - racconta - 'Fuga da New York incassò tantissimo. Con Rambo, il primo, arrivarono 2mila persone". Erano gli anni in cui il cinema era ancora magia, magia vera, senza Internet, senza pay tv: ci si sedeva di fronte al grande schermo e si viaggiava, ci si entusiasmava, si rideva si piangeva.

Poi, sempre in questo periodo, l'incarico di proiezionista alla mostra del cinema di Venezia. "Un ricordo meraviglioso - prosegue - nel 1991 mi raggiunse in cabina di regia Omar Sharif. Ci siamo presentati e abbiamo parlato. Avevamo iniziato la proiezione per il premio Volpi, ma ancora non c'era nessuno in sala. Così Sharif venne in cabina e mi disse 'Bernusso, ferma la proiezione, cominciamo più tardi'. Io gli dissi che non si poteva, che doveva parlare col direttore. Poi ci mettemmo a parlare di cinema e gli dissi che i film che preferivo io erano Lawrence d'Arabia e il Dottor Zivago. Lui disse che quest'ultimo era un po' troppo lento".

Poi, i ricordi de "La Donna del Fiume", il film con Battaglia e la Loren, in parte girato a Porto Viro, vicino a Villaregia, nel cui cimitero venne girata la scena del funerale del bimbo annegato nel Po. Altri ricordi: nel 1970, sull'argine di Contarina, l'incontro con Tinto Brass che sta girando "La Vacanza".

Meraviglioso il racconto di quando, assieme alla moglie, fu ricevuto da Papa Giovanni Paolo II. "Purtroppo - racconta - in quel periodo il cinema era in crisi ed eravamo costretti a proiettare anche film a luci rosse, dal lunedì al venerdì. Il Santo Padre ci elogiò ricordando che il nostro operare aiutava la diffusione della cultura. Io gli dissi che, purtroppo, eravamo costretti anche a proiettare film hard. 'Non ha importanza, è sempre un'arte, disse Giovanni Paolo II".

E ancora, testimonianze di parentele, matrimoni e unioni, in Bassopolesine, che nessuno sospetterebbe mai. "Un cugino materno di Rossellini - ricorda Luigi - un Avanzo, abitava a Taglio di Po, a Ca' Zen ed era sposato con una cugina di lord Byron. Questo cugino, in casa sua, allestì una sala di proiezione privata, esclusivamente per Rossellini.

Racconti che, quel giorno di qualche anno fa, Luigi faceva con gli occhi vivissimi, entusiasti, come se non fosse passato che un giorno o poco più, da quell'epoca mitica, eroica, che ha vissuto in prima persona e alla quale ha contribuito, per la sua parte. Ora, Luigi non c'è più. La sua collezione, il suo straordinario patrimonio, sì. Potrebbe essere una bella idea conservarlo, valorizzarlo, realizzare un piccolo, o grande, museo: a Luigi sarebbe piaciuto, che i suoi ricordi non andassero dispersi, "come lacrime nella pioggia".

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