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Il caso

Autonomia, il sogno è finito qui

Zaia: “E’ una farsa, i veneti presi in giro da gente incapace anche solo di mantenere la parola data”

Autonomia, il sogno è finito qui

La rabbia del governatore

E’ finita male, malissimo. Come peggio non poteva finire. Il sogno di autonomia del Veneto (al pari di quello di Lombardia ed Emilia Romagna) è finito ieri mattina. Ha vinto il partito del sud. O meglio, il partito di chi intende lasciare tutto com’è: un’Italia dove c’è chi paga e chi riscuote. Era nell’aria, ma dopo l’ennesimo vertice andato malamente a vuoto, è chiaro che per parlare di autonomia bisognerà aspettare altri tempi; altri interlocutori. E anche un altro governo.

Sullo sfondo resta il paradosso che a firmare per l’avvio del processo di autonomia era stato il governo di centrosinistra di Paolo Gentiloni. A bloccare tutto è un governo di cui fa parte il partito autonomista per eccellenza, vale a dire la Lega. Questo round l’hanno però vinto i 5 Stelle. Con buona pace delle Regioni del Nord.

Il governatore Luca Zaia l’ha presa malissimo. Ma non poteva essere diversamente. E ha messo da parte anche la ragione di partito: “Siamo davanti a una farsa; un’autentica farsa. Sono stanco di vedere come alcuni vogliono portare l’autonomia verso l’agonia. Sappiano però che, finchè ci sarò io, l’autonomia non sarà morta né, tanto meno, saranno morte le istanze dei veneti”.

L’ennesimo stop suona molto da presa in giro. “E’ scandaloso – attacca il governatore – che si continui a prendere in giro i cittadini, non solo i veneti ma anche quelli delle dodici Regioni che hanno avviato passi in direzione dell’autonomia, e che si voglia rieditare il conflitto tra nord e sud. Si vuol trasformare l’autonomia in un cadavere eccellente, ma si sappia che la forza dei 2 milioni 328mila veneti che hanno votato il nostro referendum per l’autonomia, e di quelli di tutte le altre Regioni che la vogliono, è un fiume in piena inesorabile”. Parole così dure da un politico accorto come Zaia non si erano mai sentite. E suonano tanto - diciamolo - anche come un avviso di sfratto per il governo.

“E’ scandaloso che ci siano persone a livello governativo incapaci persino di mantenere la parola data. A prescindere da tutto - ha concluso Zaia - chiedo ora formalmente ai grillini di presentare subito agli italiani la loro proposta di autonomia. Visto che si sprecano quotidianamente nel commentare la nostra, diamo per scontato che di autonomia sanno tutto, e quindi presentino immediatamente, non tra mesi come altre cose che stiamo aspettando, la loro proposta, con un articolato e con la bozza d’intesa che intendono portare al Paese...”. Sa bene, il governatore veneto, che nessuna proposta arriverà mai sul suo tavolo. Così come è chiaro che se anche una bozza dovesse i qualche modo saltare fuori, finirebbe con l’essere impastoiata nella burocrazia parlamentare. Appena due giorni fa la presidente 5 Stelle della commissione bilancio alla Camera ha parlato di sei mesi di audizioni prima di iniziare a discuterne...

“Continuando a prendere in giro i cittadini, i 5 stelle condannano il Sud al Medioevo e il Nord all’agonia - è l’amara conclusione di Zaia - credo che siamo ormai l’unico Paese al mondo in cui c’è ancora chi vede l’autonomia come un problema e non come una opportunità”. Ma tant’è. E purtroppo, come si usa dire, l’impressione è che bisognerà farsene una ragione...

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