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PAPOZZE

Progetto biometano, il pubblico è perplesso

Illustrato il progetto, ma le reazioni non sono troppo positive

Dopo che, mercoledì, si erano ritrovate un centinaio di persone, quelle dichiaratamente perplesse a fronte della costruzione di un impianto a biometano a Papozze (LEGGI ARTICOLO), la serata di venerdì è stata il momento di presentazione del progetto, da parte dei proponenti, al palazzetto dello sport locale. Un progetto che arriva dopo che, anni fa, uno simile, ma non analogo, aveva già incontrato la ferma opposizione della cittadinanza. Il nuovo impianto dovrebbe nascere a meno di un chilometro dal centro, in un'area che già ospitava un insediamento industriale e che dovrebbe essere in primo luogo bonificata, prima di pensare a qualunque altro utilizzo.

Il principio di funzionamento dell'impianto è semplice: il biometano dovrebbe essere prodotto dalla fermentazione di materiali organici, secondo un procedimento che in Nord Europa viene utilizzato da anni, con risultati estremamente soddisfacenti. La centrale a biometano dovrebbe essere alimentata, su base annua, 19mila tonnellate di pollina, ossia di deiezioni di polli, 14mila di deiezioni bovine, 17mila di sorgo e triticale, colture che sarebbero finalizzate unicamente a questo impiego, e 6mila tonnellate circa di scarti di altre colture.

E' su questo punto che si sono manifestate alcune perplessità. Dal momento che, appunto, ad alimentare l'impianto non sarebbero scarti di altre colture, come prescritto dai principi di economia circolare ai quali spesso è sottesa la realizzazione di impianti di questo tipo, ma, in parte maggioritaria, da colture dedicate, ossia da coltivazioni di cereali che avrebbero come unico scopo quello di andare poi, in parole povere, a marcire per generare biogas. Il tutto in un momento in cui anche Coldiretti, rappresentata nella serata dal presidente provinciale Carlo Salvan, pur assolutamente non contraria al biometano in linea di principio, pensa sia più produttivo e qualificante per il territorio puntare su eccellenze e prodotti tipici.

Non solo: sono emerse anche criticità, perlomeno secondo le stime dei contrari, per quanto concernerebbe le conseguenze sul traffico, che, sull'Eridania, aumenterebbe del 20%, così come per gli odori, trattandosi di un insediamento, appunto, molto vicino al centro, come fatto notare nel corso della serata. Infine, perplessità anche dal punto di vista urbanistico, dal momento che l'area sulla quale si vorrebbe realizzare l'impianto, al momento, avrebbe una classificazione urbanistica non compatibile con questa destinazione.

Infine, il capitolo dei fanghi: al termine di ogni ciclo produttivo, infatti, il materiale di risulta, sotto forma di fanghi, dovrebbe finire spanto su terreni agricoli, come fertilizzante. Il tutto sui campi di mezzo Polesine, oltre che di territori vicini. Una questione, quello dello spandimento dei fanghi in agricoltura, al quale la nostra provincia è particolarmente sensibile, dopo il caso Coimpo, nel quale, tra l'altro, sarebbero coinvolti alcuni terreni che verrebbero poi interessati anche dai conferimenti provenienti dall'impianto di Papozze.

Al di là dei tecnicismi, è apparso chiaro come la maggioranza della popolazione preferirebbe non avere un impianto di questo tipo alle porte del paese. L'ultima parola, comunque, spetterà alla Conferenza dei servizi, che si riunirà nei prossimi giorni. La decisione definitiva non dovrebbe tardare.

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Commenti all'articolo

  • ufficiostampasati

    08 Settembre 2019 - 10:59

    Non entro nel merito specifico di questo tipo di impianto, ,però, occupandomi da tempo di questi ambiti, ritengo che sia doveroso precisare quanto spesso si tratti l'argomento con superficialità e senza conoscerlo: gli impianti di biodigestione anaerobica finalizzati alla produzione di biometano, se progettati e realizzati bene, sono una valida e non inquinante alternativa ad altri sistemi di smaltimento (naturalmente di matrici biologiche di scarto e idonee), recuperano la CO2 prodotta dalla raffinazione del biogas e producono un digestato che, opportunamente trattato, diventa un ammendante agricolo "compost" di alta qualità. Il biometano contribuisce a ridurre la quantità di biossido di carbonio derivato dalle estrazioni di idrocarburi, le emissioni odorigene (sempre parlando di impianti fatti bene), non devono esserci per normativa perché gli scarti vengono trattati in sistemi in depressione dotati di biofiltri ecc.... (nota di Gabriele Catozzi)

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