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POLIZIA

Mafia nigeriana: raffica di arresti. Il boss stava a Rovigo

Nell'ambito di una maxi operazione di polizia di livello nazionale

Evasione e furto, arrestata una donna di Trecenta

Nell'ambito di una maxi operazione di polizia su scala nazionale sono estati eseguiti numerosissimi arresti contro la mafia nigeriana. Coinvolto anche il capoluogo polesano: il boss, infatti, stava proprio a Rovigo. Sono 32 le persone che, su disposizione del giudice per le indagini preliminari, sono state arrestate e portate in carcere. In città, in particolare, è stato arrestato un 23enne, ritenuto esponente di vertice della criminalità nigeriana.

Le catture sono avvenute nelle province di Taranto, Lecce, Caserta, Bari. Roma, Ancona, Matera, Reggio Emilia, Cosenza, Trapani. Il quartier generale sarebbe stato a Bari, dove ben due organizzazioni mafiose nigeriane, entrambe basate anche su forti elementi cultiste, si sarebbero contese il controllo del territorio, ma anche delle attività illecite che avrebbero trovato spazio all'interno del locale Cara, ossia il Centro accoglienza richiedenti asilo. Qui, infatti, i due gruppi non solo spesso si sarebbero scontrati ferocemente con risse e pestaggi, ma avrebbero anche messo in piedi, a quanto emerge della articolata indagine, un fiorente mercato della prostituzione, che si sarebbe poi esteso anche all'esterno del centro. La brutalità e la violenza dei gruppi  nigeriani li avrebbe ben presto portati a prevalere anche sulle bande romene e albanesi che tradizionalmente gestivano in zona questo tipo di attività illecita.

All'interno del Cara sarebbero avvenuti anche stupri punitivi delle donne che venivano introdotte a questo mestiere, dopo essere state fatte arrivare, sempre secondo questa ricostruzione dei fatti, in maniera clandestina in Italia. Altro elemento che caratterizzava i due gruppi era l'estrema violenza che veniva messa in atto nel punire quanti non obbedivano ai dettami del capo. Un vero e proprio rito che andava sotto il nome di "drill" e che consisteva un pestaggi, mutilazioni, sprangate, frustate, torture con cocci di bottiglia. Qualcosa di simile a quanto sarebbe avvenuto, sempre a connotare la forte influenza cultista dei due gruppi criminali, al momento del reclutamento dei giovani adepti, che dovevano superare prove tremende.

Numerosissime le ipotesi di reato alla base dell'indagine portata avanti dalla Dda di bari: si parla, infatti, di una associazione mafiosa finalizzata alla riduzione in schiavitù, alle estorsioni, rapine, lesioni personali, violenze sessuali, uso di armi bianche, sfruttamento della prostituzione. Il fenomeno della mafia nigeriana è, secondo gli investigatori, in netto e preoccupante aumento. Spesso gli adepti riescono a farsi largo anche tra gruppi già consolidati, proprio alla luce della loro brutalità, e a quanto emerge da una intercettazione una delle due organizzazioni ora colpita dagli arresti potrebbe contare su già 13 nuclei in Italia.

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