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Lo sciopero non ferma Amazon

A febbraio contratti sopra quota duemila. Il vicario del prefetto ha ricevuto i sindacati

Lo sciopero non ferma Amazon

Discreta l’adesione a Villamarzana; praticamente nulla a Castelguglielmo. Numeri non entusiasmanti, in Polesine, per il primo sciopero della filiera Amazon, indetto per la giornata di lunedì dalle segreterie nazionali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uil-Trasporti. Allo sciopero hanno aderito anche i sindacati dei somministrati Felsa-Cisl, Nidil-Cgil e Uiltemp, che rappresentano la maggioranza dei lavoratori Amazon e che hanno organizzato un presidio andato in scena ieri mattina davanti alla sede di Castelguglielmo, la più grande del Veneto. “Abbiamo voluto essere presenti anche come Cisl Padova-Rovigo - ha detto il segretario generale del sindacato Samuel Scavazzin - per manifestare la nostra solidarietà a tutti i lavoratori e alle lavoratrici del gruppo, diretti e indiretti. Le problematicità sollevate dal sindacato a livello nazionale sono presenti anche qui e nella sede di Vigonza, a cominciare da quelle che interessano i lavoratori somministrati e in particolare un turn over troppo forte che non dà nessuna sicurezza ai lavoratori e crea disagio anche al territorio”.

Per il segretario della Cisl del Veneto Gianfranco Refosco, “la filiera della logistica è il nuovo fordismo. E Amazon - aggiunge - ne rappresenta il fenomeno principale, ormai presente in tutte le province del Veneto. Il grande boom dell’e-commerce ha ulteriormente rafforzato la sua posizione. E’ il momento che i lavoratori si organizzino per la tutela dei loro diritti. Sappiamo che Amazon tenta di ostacolare ogni tentativo di organizzarsi, ma questa è l’univa via per ottenere una vita dignitosa”.

La Cisl Padova Rovigo ha seguito con attenzione l’insediamento di Amazon sul territorio fin dall’inizio, senza pregiudizi né ostilità. “Abbiamo sempre pensato che Amazon potesse essere un’opportunità per il Polesine - ricorda la segretaria territoriale Francesca Pizzo - ma l’azienda deve comprendere di essersi insediata su un territorio che ha forti peculiarità legate alla mobilità e all’aspetto abitativo. Aspetti particolarmente rilevanti tenendo conto del fatto che il personale è residente per lo più al di fuori del territorio polesano. La Cisl Padova Rovigo ha pertanto creato un coordinamento con i sindacati di categoria Fit e Felsa per monitorare costantemente il tema dell’occupazione e le sue ricadute sul territorio. Ad oggi ci risultano pochi contratti a tempo indeterminato e molti somministrati”.

I contratti di somministrazione a febbraio per la sola sede di Castelguglielmo hanno infatti superato quota 2mila. “Duemila contratti attivati, ma non altrettanti lavoratori - precisa la segretaria della Felsa Cisl Padova Rovigo Alessandra Munaro - la maggior parte dei quali, tra il 65 e il 70%, in Mog, monte ore garantito. Ciò non permette alle persone di crearsi un futuro né di avere un minimo di stabilità. Questi lavoratori vivono costantemente con la paura di non essere riconfermati. Si rivolgono al sindacato, raccontano le loro problematiche, ma poi temono che se si facessero supportare attivamente perderebbero definitivamente il lavoro”. Se davanti alla sede di Castelguglielmo, la presenza dei lavoratori è stata praticamente nulla davanti allo stabilimento, meglio è andata alla Geodis di Villamarzana dove l’adesione da parte dei dipendenti è stata buona. Un picchetto composto dai soli rappresentanti sindacali per rispettare le norme anti-Covid, si è poi spostato davanti alla prefettura per manifestare la posizione dei lavoratori al tavolo con il vicario Luigi Vitetti.

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