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ADRIA - CASA DI RIPOSO

“Ospiti trattati quasi come reclusi”

Fulvio Osti si appella direttamente al presidente della Regione Luca Zaia. Chiede minori restrizioni e visite più frequenti, che si possono fare in sicurezza, oltre che all’aperto

“Ospiti trattati quasi come reclusi”

03/05/2021 - 20:28

Ancora una volta si alza il grido di dolore di Fulvio Osti, uno dei familiari degli ospiti, della Casa di riposo, dove sono appunto ospitate tre sue sorelle.

Nell’indifferenza generale delle istituzioni e della politica locale, si rivolge direttamente al presidente della Regione, Luca Zaia con un accorato appello: gli ospiti di riviera Sant’Andrea non siano trattati in maniera simile a reclusi. Parole senza dubbio forti, ma che denotano la forte apprensione maturata in oltre un anno di restrizioni, che impediscono un regolare incontro con i propri cari. Uno stato d’animo condiviso da tanti altri, anche se non tutti hanno la forza di carattere per esternarlo pubblicamente.

“Caro presidente Zaia – scrive Fulvio Osti - i nostri anziani ospiti della Casa di riposo, ma penso anche nelle altre strutture, non ne possono più di vivere da reclusi: noi, loro familiari, non ne possiamo più di vivere da esclusi. E’ questo il grido di insofferenza e rabbia che da familiare di tre fratelli ospiti della Casa di riposo spero possa giungere a lei, in maniera forte e convincente. E lo porti a decisioni di alleggerimento dei vincoli vigenti per le Case di riposo e sulle condizioni di vita interna e sulle visite dei familiari”.

E ancora: “Le scrivo su forte sollecitazione a farlo da parte della dirigenza della Casa di riposo che ha rifiutato, causa disposizione vigenti, la mia richiesta di autorizzazione a due incontri settimanali, in sicurezza all’interno della struttura, con mia sorella novantenne per darle l’assistenza necessaria al buon uso del nuovo apparecchio acustico in quanto ‘non in grado di gestirlo in autonomia’, come ha scritto la direttrice Paola Spinello. Non mi risponda che il problema è in agenda, che si sta pensando al che fare, o che è in attesa di disposizioni dall’alto, perché il problema è stramaturato per essere risolto con provvedimento della Regione. Tenuto conto di quanto fatto e in essere all’interno della nostra Casa di riposo come sanificazione, rispetto norme comportamentali e vaccinazioni, oltre alla già iniziata buona stagione – prosegue Osti - ritengo che ci siano tutte le condizioni favorevoli per un ritorno alla vita di relazione interna senza le restrizioni vigenti, quindi un ritorno alle visite con i familiari all’aperto, come già fatto dopo la prima ondata Covid. Autorizzare modalità di relazioni più umane, cioè capaci di dare qualche risposta al bisogno enorme di vicinanza, di prossimità, di condivisione, di scambio di affetti e sentimenti, stati d’animo, sarebbe già condizione sufficiente per loro e per noi per guardare avanti con un po’ di maggior speranza e fiducia”.

A questo punto rivolge il proprio “grido di sofferenza e rabbia anche all’assessore regionale polesano Cristiano Corazzari e alla consigliera regionale Laura Cestari che so essere attenti e interessati a quanto avviene nelle nostre Case di riposo, perché abbiano a farsi carico del problema e concorrano a darvi soluzione, tenendo conto anche delle esperienze già in atto, come è stato documentato in recenti servizi giornalistici e televisivi”. Poi aggiunge “un appello al cda della nostra Casa di riposo perché abbia a far sentire alta e forte la sua voce a sostegno di una rivisitazione delle norme vigenti per le Case di riposo con altre norme meno stringenti, volte a consentire una progressiva apertura della struttura a una vita di relazione che non faccia sentire loro, i nostri anziani ospiti dei recluti, noi familiari degli esclusi”.

Quindi conclude auspicando che in tempi strettissimi si possa arrivare a una soluzione, mettendosi a disposizione per dare altre informazioni e indicazioni per alleggerire le restrizioni e consentire visite più frequenti, sia pure coordinate, in estrema sicurezza.

Nel frattempo Osti rinnova l’invito al cda e all’amministrazione comunale a farsi carico della prossima ricorrenza del 170esimo di fondazione della Casa di riposo, affinché questo anniversario, con appropriate iniziative, diventi l’occasione per la comunità adriese per prendere maggior consapevolezza del valore morale e sociale della struttura frutto della donazione di Laura Renovati e altri.

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