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Cold case

Omicidio sull’argine, prete indagato

Parroco accusato di false informazioni. La famiglia: “Lui sa tutto, deve parlare”

Omicidio sull’argine, prete indagato

Per anni è stato un caso dormiente. Apparentemente irrisolto. Un omicidio terribile e inquietante. avvenuto appena al di là del Polesine, sull’argine del Po di Goro, ma con risvolti bassopolesani.

Ora le indagini, riaperte alcuni mesi fa sull’omicidio di Willy Branchi, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1988, si arricchiscono di un nuovo indagato. E si tratta proprio del parroco che all’epoca dei fatti svolgeva la propria missione a Goro e che potrebbe aver raccolto confessioni e informazioni vitali su dinamica e responsabili di quel delitto commesso con modalità davvero bestiali.

Le indagini Don Tiziano Bruscagin, ex parroco di Goro, ed ora a Villa del Bosco, nel Comune di Correzzola (Padova) è indagato per false informazioni al pubblico ministero. Pare anche che in una conversazione con l’avvocato dei Branchi, Simone Bianchi, il sacerdote abbia detto di “portare il peso” di quella tragedia.

Insomma quella che potrebbe essere definita una svolta è arrivata, la seconda dopo la riapertura delle indagini, e a tre decenni da quella mattanza, ai danni di un 18 enne e che potrebbe celare un sordido mondo fatto di abusi e festini con minorenni, orge e pedofilia.

Il sospetto Il sospetto quindi è che il sacerdote sappia qualcosa di utile alla risoluzione del caso, ma che in tutti questi anni abbia taciuto.

L’iter recente delle indagini era scattato nel 2015 con la riesumazione del corpo di Willy . Poi il pm indagò altre due persone - un 77enne e don Tiziano Bruscagin. Ci fu poi una richiesta di archiviazione alla quale i parenti si opposero. Alla fine il gip di Ferrara ordinò nuovi accertamenti. Secondo i legali della famiglia Branchi il sacerdote già in altre occasioni aveva detto di essere al corrente di nomi e circostanze dell’omicidio di Willy, e per questo chiedono che sia lui stesso a parlare.

Il velo di omertà Sta quindi per arrivare il momento di squarciare un velo di omertà e indicibili segreti, legati alla comunità di Goro e dei suoi dintorni. Uno scenario che nel corso dei decenni, con le prime indagini e poi quelle portate avanti grazie alla determinazione della famiglia Branchi, al suo legale e ad un giornalismo d’inchiesta, si è ammantato di particolari sempre più inquietanti. Disegnando uno spaccato pulp di ciò che avveniva in quegli anni fra le nebbie e le golene del delta del Po. Incontri proibiti, sesso con minori in cambio di poche lire, festini omosessuali nel buio di argini e capanni.

L’orrore Il corpo di Willy Branchi venne trovato seviziato e denudato sull’argine del Po, a pochi metri dal Polesine. Il giovane venne ucciso con un colpo di pistola, di quelle che si usano per uccidere i maiali. Prima fu picchiato, torturato. Quindi trascinato sotto l’argine, spogliato e infine giustiziato. Il suo cadavere non nascosto, ma lasciato, completamente nudo, come macabro messaggio. Forse un segnale, a chi sapeva, che se avesse parlato avrebbe potuto fare quella fine. Quei festini omosessuali con ragazzini ingenui e con disturbi cognitivi, dovevano restare un segreto. Festini che si tenevano in luoghi nascosti, nelle golene, ma anche, in un vecchio capannone nelle campagne di Taglio di Po. Forse Willy aveva minacciato di raccontare tutto, e per questo è stato ucciso. Per chiudere la sua bocca, sì, ma anche per dare l’esempio. Ora il muro dei segreti può davvero essere abbattuto.

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