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Porto Viro

“Veleno” che ha distrutto famiglie

Pablo Trincia ha raccontato una storia impressionante accaduto a minorenni e alle loro famiglie nella Bassa Modenese. Tra il pubblico presenti alcuni testimoni dell’epoca: a loro furono tolti i figli, alcuni finirono in carcere

“Veleno” che ha distrutto famiglie

Il giornalista d'inchiesta Pablo Trincia

Una serata da tutto esaurito, mercoledì scorso, per la presentazione del libro “Veleno” di Pablo Trincia, nel giardino della Biblioteca comunale di Porto Viro, per il terzo e ultimo appuntamento di “Porto Viro incontra”. A dialogare con Trincia, Massimiliano Beltrame, vicepreside dell’Istituto comprensivo di Porto Viro, che ha preso il posto del sindaco Maura Veronese, la quale proprio l’altro ieri ha perso la madre, Francesca Tessarin.

E Beltrame ha voluto ricordarlo, prima di iniziare la serata: “E’ stata l’anima della rassegna - riferendosi alla Veronese - come assessore alla cultura, che l’ha sempre portata a moderare serate come queste. Ho accettato di sostituirla perché è una cara amica, questa serata la voglio dedicare a lei, alla sorella Paola ma soprattutto a mamma Francesca, che sarebbe stata presente sicuramente, come lo è sempre stata, quale cultrice del bello, della cultura e dell’arte”.

Un applauso spontaneo è seguito dal pubblico, non solo di Porto Viro ma proveniente da fuori città e provincia, con gente da Venezia, Bologna e Treviso. Tutti accorsi per ascoltare Trincia e per il suo libro, le cui copie portate l’altra sera sono andate esaurite in poco tempo. Tra il pubblico, e succede molto spesso alle presentazioni del libro di Trincia, erano presenti anche alcuni sfortunati protagonisti della vicenda narrata, accaduta nella Bassa Modenese. Quando possono seguono l’autore nelle sue varie presentazioni in giro per l’Italia, alcune volte senza nemmeno lo sappia. E quando ha visto che erano tra il pubblico, li ha chiamati sul palco per far raccontare la loro terribile esperienza. Come quella di Federico, un genitore condannato a 11 anni di carcere, dei quali 8 scontati. Una condanna ingiusta, e ancor più ingiusto il fatto che gli siano stati tolti i tre figli, che non ha più visto. O il racconto di una signora da Mirandola, che pur non essendo stata condannata, si è vista portar via le sue figlie, senza più poterle vedere. Presente tra il pubblico anche la psicologa Chiara Brillanti, che ha affiancato la difesa di queste vittime e che dal 2014 segue il caso.

Trincia ha spiegato che tutto è iniziato da una notizia che lo aveva colpito in modo particolare: l’assoluzione di Lorena Morselli Covezzi, donna accusata di pedofilia e satanismo nei confronti dei quattro figli, strappategli dalle mani, affidati poi a comunità e case famiglia, senza più poterli rivedere. Una storia assurda, che l’ha spinta a scappare in Francia quando, incinta del quinto figlio, era terrorizzata le togliessero pure quello.

Da qui la scelta di Trincia di portare in Italia un progetto molto americano, ovvero il podcast, una specie di audiolibro a puntate, che sarebbe stato una novità assoluta.

Trincia ha raccontato che ci sono voluti cinque anni per scoperchiare il vaso di Pandora e la chiave di volta è stata il ritrovamento di un libricino di appunti di don Ettore, il sacerdote morto di infarto perché accusato ingiustamente di pedofilia.

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