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PORTO VIRO

Truffa da 300 milioni, commercialista arrestato e sospeso

La procura di Rimini lo ritiene la mente del gruppo: i suoi sodali arrestati in Sudamerica

Truffa da 300 milioni, commercialista arrestato e sospeso

Importante indagine della Guardia di finanza

La procura di Rimini lo ritiene la mente del gruppo: i suoi sodali arrestati in Sudamerica

“Il dottore commercialista Matteo Banin è sospeso dal 31 gennaio scorso”. A comunicarlo con una nota l’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Rovigo. Banin, che è residente a Chioggia ma ha lo studio professionale a Porto Viro, è uno dei professionisti coinvolti nell’inchiesta sui crediti di imposta condotta dalla procura della Repubblica di Rimini, e arrestato lo scorso febbraio.

Banin “è stato sospeso dall’ordine - spiega la nota - in ossequio all’ordinanza del tribunale di Rimini che il 13 gennaio scorso aveva disposto la misura interdittiva del divieto di esercitare la professione di commercialista, con durata a tempo indeterminato e comunque fino all’esito finale del giudizio pendente avanti il tribunale di Rimini e comunque fino al tempo massimo di anni cinque”.

La nota dell’ordine dei commercialisti arriva all’indomani dell’ultima operazione della guardia di finanza di Rimini, coordinata dalla procura della città romagnola, che aveva arrestato i due sodali di Banin - ritenuto la mente di tutto - Stefano Francioni di Rimini e Roberto Amoruso di Bisceglie, ai vertici dell’organizzazione disarticolata, nei mesi scorsi, proprio dalle fiamme gialle, e latitanti in Colombia e Repubblica Dominicana.

Insieme ai tre anche un imprenditore originario di Taranto ma da tempo attivo nel riminese, Nicola Bonfrate. Il 13 aprile scorso era stata conclusa la seconda parte dell’indagine, con il recupero del 97% della frode tra immobili, società, veicoli e disponibilità finanziarie e crediti che sono stati bloccati prima che venissero ceduti: di questi, oltre 80 milioni erano già pronti a sparire. Il totale dei crediti sequestrati e di cui è stata impedita la vendita ammonta a circa 305 milioni di euro. A gennaio i finanzieri avevano eseguito 35 misure cautelari e oltre 80 perquisizioni, smantellando un sodalizio con base operativa a Rimini, ma composto da 56 associati e 22 prestanome, indagati con l’accusa di aver frodato lo Stato italiano.

In sei mesi sarebbero stati accumulati crediti di imposta fasulli - sfruttando le agevolazioni dei bonus locazione, sismabonus e bonus facciate - per 440 milioni di euro. Un fiume di denaro reinvestito in criptovalute, lingotti d’oro, conti correnti a Malta, Cipro e Madeira.

Solo due indagati erano riusciti a sfuggire: Andrea Leonetti quello che, allo stato delle indagini, è ritenuto il capo del ramo pugliese dell’organizzazione e ribattezzato dagli inquirenti il “Re dei bonus”, e un commercialista, Roberto Amoruso ritenuto la mente tecnica della vicenda. Pochi giorni prima dell’esecuzione dell’ordinanza erano volati a Santo Domingo e in Colombia per una breve vacanza ma, venuti a conoscenza della “retata” compiuta dalla finanza riminese, non sono più rientrati in Italia. Come altri indagati nella vicenda, avevano comunque presentato ricorso - attraverso i legali - contro la misura. Ricorso rigettato dal tribunale del Riesame.

Il commercialista è stato fermato e arrestato all’aeroporto di Medellin, in Colombia, ed è detenuto nelle carceri di Bogotà in attesa delle procedure di estradizione mentre quello che è considerato il capo del ramo pugliese dell’organizzazione è stato fermato a Santo Domingo: aveva con sé numerosi telefoni cellulari, varie schede telefoniche di diversa nazionalità e oltre dieci carte di credito e denaro contante tra euro, dollari, pesos colombiani e dominicani per circa 6.000 euro. Negli scorsi mesi gli inquirenti della procura della Repubblica e i finanzieri di Rimini avevano monitorato ogni spostamento delle due persone arrestate e, conoscendo i posti da loro frequentati e le loro abitudini, hanno richiesto al ministero della giustizia un mandato di arresto internazionale.

Grazie al servizio di cooperazione internazionale di Polizia, i dati dei due latitanti sono stati comunicati agli uffici Interpol della Repubblica Dominicana e della Colombia che, supportati da esperti per la sicurezza italiani al lavoro nelle ambasciate nei due Paesi, hanno attivato le forze di Polizia locali per il rintraccio e l’arresto - ai fini dell’estradizione - delle persone indagate e ricercate.

Mentre il commercialista è attualmente detenuto nelle carceri di Bogotà, in vista dell’estradizione, l’altra persona fermata è stata espulsa dalla Repubblica Dominicana e imbarcata su un aereo per l’Italia, scortata da due agenti del servizio per la cooperazione internazionale di polizia: l’ex latitante è atterrato domenica scorsa all’aeroporto di Fiumicino, dove i finanzieri e gli agenti della polizia di frontiera della polizia di Stato, lo hanno formalmente arrestato e condotto in carcere a Rimini.

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