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Innamorati di RovigoRacconta<br/>grande successo per la kermesse

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I tre giorni di eventi culturali di qualità hanno portato in città 7mila persone. Unico neo il comune: disorganizzato e poco interessato.
Si è chiusa in bellezza la seconda edizione di RovigoRacconta, il festival di libri, musica, teatro, diretto da Mattia Signorini, e curato da Sara Bacchiega e Maurizio Martelli, con un numero di visitatori triplicato rispetto alla prima edizione, e che raggiunge, in sole tre giornate, quasi settemila presenze. Quaranta ospiti, ventiquattro incontri: quasi tutti tenuti all’aperto, nelle piazze gremite della città, foderate da moquette arancione, il colore del festival.

Conclusa la tre giorni di “Rovigoracconta”, registrando il tutto esaurito al di sopra di ogni aspettativa, chi meglio del suo direttore artistico, Mattia Signorini, può tracciare un bilancio sulla fortunata kermesse?
“Al di là dei numeri - quasi 7.000 partecipanti ndr - l'intera città di Rovigo è risuonata di energia positiva. Ho visto davvero tanto entusiasmo in chi ha partecipato. L'abbiamo organizzato con il cuore, la città ci ha restituito il cuore, e l'ha restituito a se stessa. Spero che il prossimo sindaco, chiunque sarà, si renderà conto che Rovigo non risponde solo alle discoteche in piazza e che i suoi cittadini sono una meraviglia da non sottovalutare”.

Qualche sorpresa o curiosità sugli ospiti?
“Ci sono stati dei divertenti fuori programma. Mauro Corona, ad esempio, quando è stato annunciato sul palco, ha sentito una voglia improvvisa di caffè ed è scappato in un bar, salvo poi berne metà e correre ad arrampicarsi letteralmente sul palco. Enrico Brizzi, dopo una performance incredibile, è stato risucchiato dai fan e ce lo siamo perso per tutta la serata. A pochi minuti dalla presentazione, Vito Mancuso, con la sala strapiena, non si trovava; meraviglioso falso allarme: era andato a farsi un giro per Rovigo, perché questa città gli è piaciuta davvero molto”.

Quali sono, secondo lei, i punti di forza del Festival?
“Abbiamo voluto proporre tante visioni del mondo differenti tra loro, tenendo sempre come punto fermo la qualità di ogni incontro”.

E’ emersa invece qualche criticità?
“Avremmo voluto un appoggio maggiore dal Comune, che si è dimostrato un po' disorganizzato e forse poco interessato. Abbiamo incontrato anche persone valide, ma gli uffici non si parlano tra loro. La macchina comunale è troppo lenta nelle decisioni, non c'è una calendarizzazione degli eventi e hanno fatto iniziare i lavori in piazza con gli operai il giorno prima del Festival. Ma io ho fiducia nelle persone che ho incontrato e spero che l'anno prossimo si farà meglio”.

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